ESSERE COME NESSUN ALTRO È

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«L’autismo non è un “regalo”. Per i più è una battaglia senza fine contro la scuola, i luoghi di lavoro e i bulli. Ma con adeguate circostanze e aggiustamenti, può diventare un superpotere. Ho avuto la mia bella dose di depressioni, ansia e disturbi. Ma senza la mia diagnosi, non avrei mai iniziato lo sciopero della scuola. Perché allora sarei stata come qualsiasi altra persona».

È ancora lei, la sedicenne svedese Greta Thunberg, a farmi piombare nel glocale, vale a dire la necessità di unire e valorizzare la nostra quotidianità e il territorio in cui viviamo (il locale) con ciò che accade nel mondo (il globale); è un’urgenza pedagogica, perché il nostro pianeta è uno solo e le menti dei popoli che lo abitano sono sempre più interconnesse attraverso i mezzi di comunicazione: la globalizzazione fondata su valori come quelli della nostra Costituzione, può essere un cammino verso la solidarietà e la diversità che è ricchezza.
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CLIMA, APPELLO PER UN’EDUCAZIONE AMBIENTALE DIFFUSA

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Da neo-maestro di sostegno sono rimasto molto colpito, e commosso, dall’accoglienza entusiasta di una mia proposta, per il FridaysForFuture di venerdì 15 marzo, da parte dei bambini di una terza elementare in cui lavoro. Lo stupore si è ingigantito quel giorno stesso a scuola, nell’osservare la caparbietà con cui hanno presentato riflessioni e disegni al sindaco del paese, alla dirigente e ai genitori, e constatando il coraggio di cui i bambini sono capaci: un’alunna, la più esile della classe, ha alzato subito la mano quando – con una proposta improvvisa anche a me stesso – ho chiesto ai bambini se qualcuno avesse voluto leggere alcune righe tratte dal discorso di Greta Thunberg alla Conferenza Onu sul clima di Katowice dello scorso dicembre.

La piccola, grande Nassima ha fatto un passo in avanti, desiderosa di leggere dinanzi agli adulti righe mai incrociate prima, ma di cui conosceva il viso dal quale erano state pronunciate…
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“AVRÒ CURA DELLA TERRA” – Filastrocca di primavera

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Innanzitutto, grazie a Marcello per avermi donato il 3.2.2017 l’opera d’arte qui di fianco (sempre una di quelle parte della mia galleria d’arte fanciullesca appesa in casa, vedi l’altra di Aurora). Qualcosa mi dice che Marcello già sentisse aria di primavera quel giorno di febbraio di scuola d’infanzia, dove mi ha conosciuto come educatore. E ora che lui è alla primaria, e ci sono tornato pure io da maestro per incontrare maestri-bambini, dedico anche a lui questa filastrocca di primavera che leggerò nella classe dove lavoro. Parole con cui vorrei volare, in rispetto ai milioni di studenti che hanno manifestato per il FridaysForFuture del 15 marzo, in rispetto ai sogni, alla Natura e agli esseri migranti, animali o umani che siano. 

                   AVRÒ CURA DELLA TERRA

È arrivata sospinta dalle rondini instancabili
con il vento del Sud e ali piccine formidabili

Annunciata da una Luna gigante nella notte
nei sogni ci sussurra desideri e nuove rotte

La sentite nei profumi dei fiorellin sbocciati?
La vedete nei tramonti di dolcezza colorati?

Gli scoiattoli zampettano, gli uccellini suonan festa,
le api fanno il miele e la vipera s’è desta

Presto, forza! Su le tapparelle:
il sole dona luce alle idee più belle

La Natura è meraviglia che cambia le stagioni
c’insegna a rispettare le umane migrazioni

Questa sera andrò a dormire bisbigliando una preghiera:
«Avrò cura della Terra…benvenuta primavera!».

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I BAMBINI SONO STELLE…E DESIDERANO LA NOSTRA PRESENZA

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“I bambini sono stelle: la bellezza dell’educazione”
Sanaa è seduta al banco, come i suoi compagni: quando le passo di fianco mi cattura la mano e la tiene avvolta. È il primo giorno di rientro da alcuni giorni di vacanze e questo contatto mi fa provare un’emozione – un fuggevole calore meravigliato nell’animo – che credo di non avere mai prima conosciuto: dopo le prime tre settimane di lavoro a dicembre, chiamato in corso d’opera dalla scuola come maestro di sostegno, al rientro avevo quasi dimenticato che Sanaa cerca il contatto di noi insegnanti.
Me l’aveva detto una collega al mio battesimo scolastico, quando la bambina mi accarezzava la nuca nei primi minuti del mio arrivo in classe: «Facci l’abitudine, perché lei è così!».

Io non sono il maestro di sostegno di Sanaa, ed è piuttosto lei, in quei momenti di mani avvolte, ad essermi maestra […]
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Leggi qui i motivi per i quali scrivo del mio lavoro a scuola
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I BAMBINI SONO STELLE – SPICCARE DA SOLI IL VOLO

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“I bambini sono stelle: la bellezza dell’educazione”

SPICCARE DA SOLI IL VOLO – Il mio dito, senza riflettere, punta il segno perso sul brano che si sta leggendo in classe. Francesco, senza occhiata né parola, con la sua mano scaccia d’un lampo il mio dito dalla pagina: un gesto, ed è tutto un dire. […]

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Per educare i bambini bisogna educare sé stessi, scriveva Lev Tolstoj. 
Nel mio lavoro, i bambini mi stanno educando, sono miei maestri, perché hanno molto da insegnare a tutti noi adulti. Bisogna “solo” avere il desiderio di osservarli ed ascoltarli, lasciarsi attraversare dalle loro emozioni, opinioni e lucide fantasticherie, per autoeducarsi a una vita più autentica – a una vita che sia più vita – in una società che invece spesso ci educa all’apparenza.  

Per un educatore, è importante scrivere per elaborare i propri pensieri e le proprie  emozioni. Ne ho sentito in particolare il bisogno da quando sono un maestro elementare di sostegno. Da qui, per non dimenticare tra l’altro il mio trascorso da giornalista, è iniziata anche una collaborazione con il portale di informazione Comune-info.

Qui sul mio sito raccoglierò le riflessioni che Comune-info pubblicherà sotto il titolo “I bambini sono stelle: la bellezza dell’educazione”. Perché i bambini ci indicano la rotta, perché grazie a loro sto imparando ad amare tutta la bellezza intorno a me, dai puntini neri di una coccinella ai mari della Luna che ci irradia nella notte.

LEGGI SU COMUNE-INFO L’ARTICOLO “SPICCARE DA SOLI IL VOLO

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JACOPO DENTICI, PARTIGIANO. ANDY ROCCHELLI, FOTOREPORTER: A LORO HO DEDICATO LA TESI DI LAUREA

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In questi giorni di Memoria, oltre a Jacopo Dentici, diciottenne partigiano morto a Mauthausen, penso ad Andrea “Andy” Rocchelli, fotoreporter ucciso a 30 anni vicino a Sloviansk, nell’Ucraina orientale in guerra, il 24 maggio del 2014, insieme al giornalista e suo amico Andrej Mironov.

A Jacopo ed Andy ho dedicato la mia tesi di laurea in Scienze dell’Educazione all’università Milano-Bicocca, conseguita lo scorso dicembre con 110 e lode, perché i due ragazzi sono punti di riferimento per apprendere, per impegnarsi; perché educare significa anche ricordare, per agire.

“Dedico questo piccolo lavoro alla memoria di due grandi giovani
che tali sono rimasti
per avere combattuto cercando
libertà e verità.
Jacopo ed Andy attraversano la mia vita:
l’uno in ricordo, l’altro in amicizia.

E continuano a vivere”

Leggi la dedica completa della tesi: “Un progetto di Media Education per una pedagogia della partecipazione e della responsabilità“.

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MINIMO OMAGGIO A JAN PALACH

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Il 16 gennaio 1969 lo studente Jan Palach si cosparse di benzina e si diede fuoco in piazza San Venceslao a Praga, per protestare contro l’occupazione sovietica e chiedere idealmente la libertà di tutti i popoli: morì tre giorni dopo, il 19 gennaio. Aveva 21 anni.

Mi scintillano gli occhi di commozione
ascoltando la notizia della tua memoria:
per liberare popoli da un’Armata prigione
incendiasti il tuo corpo, il Novecento e la Storia
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FIANCULLESCA EPIFANIA NOTTURNA

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                                                   FANCIULLESCA EPIFANIA NOTTURNA

Quand’ero fiore di futuro 
la sera della Befana
se non mi salvava un ponteera il mio cuore un po’ disperato
sospirante malinconico afflato:
arrivederci libertà,
si torna in classe
chissà quando Pasqua arriverà.
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Quando il volontariato accende un’alba sul futuro

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La solidarietà ci rende persone più libere, perché consegna l’ostinazione a non demordere dinanzi alle brutture del mondo.

L’associazione Lunaria, mia organizzazione di invio per un campo di volontariato in India nelle scuole, al quale ho partecipato in estate, ha pubblicato una mia riflessione sull’esperienza. Eccola.

A oltre un mese dal ritorno dal campo di volontariato, tutti i giorni, più volte al giorno, ho ancora l’India in testa. O meglio sarebbe dire che la mia testa è felicemente “occupata” dalle persone che ho incontrato là, intorno ai villaggi di Bandh e Patta nelle prime alture himalayane dello Stato nordico dell’Himachal Pradesh; è occupata dalle immagini di meraviglia cristallizzate come fotografie nella mente, e dai bambini con i quali ho lavorato nelle scuole, dai profondi disagi riscontrati e percepiti, dalle opportunità colte o dormienti, dagli insegnamenti tratti da un’esperienza che mi accompagnerà per il resto del mio cammino.
Per questo ho ribattezzato dentro di me “Educate a child” (il nome del campo al quale ho partecipato tra luglio e agosto grazie a Lunaria e all’associazione indiana Ruchi) in “Educate a child to educate yourself”: educa un bambino per educare te stesso.
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Primo giorno di scuola. Bambini, sorridete sempre: e tutto sarà più facile e bello

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Domani, 10 settembre 2018, dalle mie parti inizia la scuola primaria.

Il disegno di un bambino con cui ho lavorato (in India)

Credo che il primo giorno di scuola non sia importante solo per i bambini, e non solo per le loro famiglie, ma anche per tutte le persone che ai bambini – e al loro essere luce e testimonianza di futuro – vogliono bene nel profondo.

 

La scuola è un luogo in cui si sperimenta «la complessa arte della convivenza», ha scritto pochi giorni fa il maestro elementare Franco Lorenzoni. Il vivere nella società contemporanea è allora una sfida affascinante ma difficile che va affrontata proprio a partire dalla scuola, per costruire la coscienza del domani, un domani che oggi splende negli occhi dei bambini e che noi adulti dobbiamo imparare a guardare, prevedere e costruire.

Anche per i bambini la sfida è complessa, soprattutto perché spesso noi adulti siamo impreparati, egoisti o miopi.
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