Righe del passato che ritornano

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Nel 2012 avevo quasi trent’anni ma ancora l’idea (meglio: il desiderio) di divenire maestro elementare non s’era per nulla affacciata alla mia mente. Eppure, ritrovate oggi alcune righe scritte allora, durante la vita a Cracovia per un tirocinio…beh, ve n’è una dalla quale deduco che quel desiderio, tardivamente emerso, “già” covava…

VENTO PARLANTE

Tira il vento
forte un poco freddo
dai Carpazi o da pianure invisibili
io cammino contro
e lui amico mi racconta
delle vite che da qui all’intorno
vivono

dei risvegli
per andare a lavoro
per baciare di buongiorno i bimbi
per guardarsi allo specchio stanchi
per trovarsi soli e affamati
per fare l’amore

io cammino contro
devo
ma vorrei seguirti amico mio
ascoltarti verso l’infinito
e imparare a soffiare
vento anch’io

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Intervista a Tisseron: la sua “rivoluzione” della scuola

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Oltre due mesi di didattica a distanza, confinati in casa, senza la possibilità di incontrare gli amici e di vivere la scuola in presenza, insieme ai compagni e agli insegnanti. Dal 4 maggio le misure di quarantena si sono allentate, ma i coetanei rimangono un incontro mediato dagli schermi, la didattica a distanza prosegue per un altro mese (spingendo soprattutto i ragazzi a trascorrere molte ore al giorno davanti agli schermi) e Internet caratterizzerà anche il ritorno a scuola a settembre, con la prospettiva di turni tra lezioni online e in classe. Quali sono i rischi e le opportunità di questa situazione che pungola i corpi e gli stati emotivi, e in cui le tecnologie digitali sono esplose d’un tratto nella didattica tradizionale? Che cosa comporta un uso eccessivo di schermi, nello sviluppo cerebrale di bambini e adolescenti, e come devono affrontare gli insegnanti le ultime settimane di scuola e il rientro a settembre? Ne abbiamo parlato con Serge Tisseron, psichiatra e psicologo francese, studioso della relazione tra media ed educazione e degli effetti delle tecnologie digitali sull’età evolutiva, fondatore dell’associazione 3-6-9-12.

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Questa scuola è disumana

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Fino a dieci ore al giorno davanti allo schermo del computer per seguire la scuola a distanza. «Anche di sera, se dopo le lezioni online gli insegnanti ci caricano di compiti. È disumano passare così tante ore al computer. La didattica a distanza non sta funzionando». A parlare è Bianca, liceale di diciassette anni. Per raccontare come lei e amici vivono questo periodo di scuola, si è scelta un nome fittizio che da solo offre uno sguardo sulla sua generazione: «Bianca è la mia YouTuber preferita».
Il resoconto della ragazza si dipana tra vari registri e argomenti: la drammaticità dei giorni a casa, la fatica davanti allo schermo, le relazioni con gli insegnanti, fino alle situazioni tragicomiche, con professori che spiegano accarezzando il cane e studenti che si arrabattano nelle strategie per ottenere un voto in più.

Quel che più di significativo si può forse cogliere dal racconto di Bianca, tuttavia, oltre ai consigli per gli insegnanti, è quanto sottolineato anche dagli esperti: il rapporto di collaborazione che si crea tra gli studenti, agevolato dalla tecnologia digitale (e dall’impossibilità di praticare la didattica tradizionale in classe). Un’occasione che gli insegnanti potrebbero cogliere da subito, per poi valorizzarla al rientro a scuola a settembre.

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FILASTROCCA DELLA DISTANZA SCONFITTA DALLA FANTASIA

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In attesa di un poco di libertà dalla quarantena, ho letto questa mia filastrocca ai bambini della classe in cui lavoro.

FILASTROCCA DELLA DISTANZA SCONFITTA DALLA FANTASIA

Filastrocca della distanza
il cielo è chiuso in una stanza
e c’è pure la bilancia
a dir che cresce un po’ la pancia

Ma è qui dietro il 4 maggio
inizierà un piccolo nuovo grande viaggio!
Un messaggio è a noi giunto:
si può far visita a un congiunto!

Così, con le ali della fantasia,
adesso prendo, e volo via!

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Gli insegnanti postini

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Nell’ufficio di una scuola media francese, i due insegnanti dirigenti fanno i postini: imbustano gli esercizi fotocopiati per gli allievi privi di tecnologia e poi, rientrando a casa, lasciano i pacchi nei negozi dove le famiglie dei ragazzi fanno la spesa. 

Raccolta da Cesare Martinetti con l’articolo A Saint-Nazaire il professore fa il postino, per il sito di Mario Calabresi Altre Storie, l’iniziativa del preside Marc Jalinier e del suo vice Yann Duval testimonia in concreto le parole con le quali molti insegnanti, in questo periodo di forzato isolamento, cercano di sottolineare ancor di più la base primaria dell’apprendimento: la relazione tra l’adulto e l’educando.

Vergata sui manuali di pedagogia – «Il buon maestro pensa anche ai vincoli di affetto», scriveva Quintiliano già duemila anni fa nella sua Institutio Oratoria – questa nozione è tra le vittime delle settimane che stiamo vivendo. Lo suggerisce anche la nota ministeriale n.388 del 17 marzo scorso, «Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni

operative per le attività didattiche a distanza», nella quale si sottolinea sin dall’inizio che compito dei docenti è «mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza» per combattere «il rischio di isolamento e di demotivazione».

Oggi una delle domande alle quali ogni insegnante deve trovare risposta è quanto, e come, la relazione mediata dagli schermi possa sostituire la relazione di corpi ed emozioni vissuta in classe. E quanto, tale relazione, è ancora più importante per i bambini e ragazzi con svantaggio sociale, fisico o cognitivo. La stessa nota ministeriale – precisando che «nulla può sostituire appieno ciò che avviene, in presenza, in una classe» – invita alla cura delle «specifiche esigenze degli studenti con disabilità».

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GRIDA D’INFANZIA

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                                                            GRIDA D’INFANZIA

Oggi ho udito
più volte bambini
giocare nei cortili.
Non accadeva da tempo.

Fra i ricordi più teneri
il vento che m’investe il corpo
correndo a nascondino
tra i vialetti e i garage
di via Ugo Foscolo.

Sorridere tra sé
ascoltando grida di bambini:
sorridere alla vita
che sempre sboccia.

Ci voleva un virus
per rinascere.

                                                       DF

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FILASTROCCA DELLO STARE A CASA

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Se si potesse insegnare nel profondo
pur stando lontani
andrei in giro per il mondo
a lanciare libri e fantasia da mille deltaplani

Se si potessero abbracciare i bambini
rimanendo nell’appartamento
avvinghierei il pianeta dei piccini
foss’anche solo per un magico momento

Se si potesse volare sull’infinito d’un aquilone
tenendo serrata la porta
coglierei l’unica gioiosa soluzione
facendo d’un bel filo grande scorta

Se ci si potesse al mattino svegliare
per il vociare in strada della gente
giù dal letto mi precipiterei a zompare
senza dire «Gli venisse un accidente!»

Se si potesse cacciare via ogni problema
con una sonora spedizione ardita
musicherei con l’ukulele un anatema
ma questa non sarebbe vita

Se si potesse imparare da questo male oscuro
per seppellire con un monumento la stupidità
darei ai bambini le chiavi del futuro
inginocchiandomi alla loro volontà.
                                                                                            
                                                                                      Daniele Ferro

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Crossword Labs: cruciverba gratis online per imparare divertendosi

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Cercando una risorsa semplice, gratuita e che non comporti la creazione di un account da parte degli alunni per divertirsi con un cruciverba, ho trovato Crossword Labs: permette – oltre a una facile creazione – di inviare agli allievi un link, che consente di scrivere online le soluzioni.
 
Ho realizzato il cruciverba qui sotto (guarda la versione sul sito Crossword Labs) dopo avere registrato la lettura ad alta voce del capitolo 3 de C’era due volte il barone Lamberto di Gianni Rodari: lo sto leggendo ai bambini che seguo, capitolo per capitolo, ed ho pensato che oltre a un quiz di comprensione, potesse divertirli cimentarsi con un cruciverba che riporti alcune parole della lettura ascoltata. Eh sì…sembra piacere: per questo consiglio l’utilizzo di Crossword Labs!
 
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Filastrocca del bisbiglio

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Spesso in classe bisogna dire ai bambini di abbassare la voce, per discutere insieme e tra di loro: «Si può anche bisbigliare, bisbigliare!».
Allora ho pensato che con una filastrocca (letta ad alta voce dal maestro non più maestro ma dal signor Favoleggio Favoleggo col cappello nero a corta tesa), il concetto potesse passare più facilmente e…”divertentemente”.
P.s. L’accenno al miglio come cereale è legato al programma di storia di quarta.

                                                            FILASTROCCA DEL BISBIGLIO

Filastrocca del bisbiglio
lunga e corta quanto un miglio
attenzione!, non dei babilonesi il cereale
ma la misura d’una distanza non proprio siderale

Con la tecnica del bisbiglio, cioè pss-pss-pss
s’evita l’ordine del silenzio, cioè shh-shh-shh!
Ma soprattutto, perché parlare a voce alta?
Va a finire che la testa dal male si ribalta!
Va a finire che si crea un gran marasma:
solo a pensarci mi viene un attacco d’asma!
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I “segni” di una maestra che vivranno per sempre

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Ne avevo combinata una di troppo, oppure avevo parlato o riso disturbando i compagni al di là del limite. Così la maestra Annalisa Risi mi diede una nota.
Quando Annalisa scriveva una nota, la questione era seria: lei non aveva l’abitudine di aprire i diari dei bambini per faccende che si potevano risolvere con un rimprovero in classe, senza scomodare le famiglie. E non aveva l’abitudine di cancellare a fine giornata la nota, utilizzandola come strumento di minaccia e controllo. In questo modo, quando Annalisa mi dava una nota, sapevo che tornato a casa avrei dovuto affrontare una seconda volta le conseguenze del mio comportamento.

Quel giorno, però, devo avere guardato e implorato la mia maestra in maniera assai pietosa: in corridoio, mentre stavamo per uscire da scuola, Annalisa cancellò la nota. Incredulo, provai un profondo senso di gratitudine, e allo stesso tempo non svanì il senso di colpa per ciò che avevo combinato. Non sentii di averla fatta franca: piuttosto, la mia maestra mi aveva perdonato.
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Giancarlo Siani e l’inclusione: le parole che insegnano ancora

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Il 23 settembre del 1985 fu ucciso dalla camorra Giancarlo Siani, una persona che con la sua attività giornalistica ha reso l’Italia migliore, nonostante avesse soltanto 26 anni quando venne trucidato dai colpi.

Chi uccide non può uccidere le parole e gli insegnamenti che una persona ha lasciato: da insegnante con un trascorso di giornalista professionista, è per questo che oggi rileggo le parole di Siani e le trovo ancora più profonde e luminose di insegnamenti.

Il giornalismo – l’informazione – e l’educazione sono strettamente legate. Per essere persone davvero educate, e quindi libere, capaci di scegliere con giudizio e coscienza, bisogna conoscere quel che accade nella società, vicino e lontano da noi, per sapere come comportarsi, come pensare; la nostra vita è relazione con l’ambiente circostante e con le altre persone: non possiamo, non dovremmo, ignorare ciò che apparentemente non ci riguarda nelle nostre vite quotidiane da singoli individui
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SELEZIONE DEGLI UMANI E PAGELLE

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Durante gli scrutini finali delle settimane scorse, trovandomi a dovere assegnare un voto ai bambini di cui ho avuto la responsabilità del sostegno, sono andato a rileggere le righe scritte da Alberto Manzi il 7 giugno del 1975, con le quali il maestro comunicò una decisione: «Non ho mai classificato nessun alunno […] Se è obbligatoria la classificazione, delego la segreteria della scuola a dare lo stesso voto ad ogni alunno e per ogni materia».
[…] Non mi sento bene, consapevole che con un voto, con lo scrutinio, ho perquisito l’animo, la personalità di un bambino in difficoltà. E sospiro, cercando orizzonti di luce: li trovo negli occhi dei bambini con i quali lavoro. Quanti sono, tuttavia, i muri neri d’indifferenza che dobbiamo cercare di abbattere?
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I MURI CHE INIZIANO SUI BANCHI

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«Se si è festeggiato tanto l’abbattimento del muro di Berlino, perché oggi nel mondo ci sono nuovi muri in costruzione?». La domanda di Samuele risale all’anno scorso; sorta astuta in una scuola media dalla capacità adolescenziale di scovare l’ipocrisia adulta e di non rimanere indifferenti alla cronaca – Samuele si riferiva al muro statunitense al confine con il Messico – ancora me la ritrovo ogni tanto a gironzolare per la testa, insieme a un’altra questione: e se si dessero bei voti anche per le domande degli studenti, invece che per le sole risposte?
E quando noi adulti non abbiamo risposte che possano davvero spiegare l’insensatezza dell’umanità, non dovremmo attuare uno sciopero delle interrogazioni per tutelarci dall’incapacità di rispondere alle domande piene di vita dei ragazzi?
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ESSERE COME NESSUN ALTRO È

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«L’autismo non è un “regalo”. Per i più è una battaglia senza fine contro la scuola, i luoghi di lavoro e i bulli. Ma con adeguate circostanze e aggiustamenti, può diventare un superpotere. Ho avuto la mia bella dose di depressioni, ansia e disturbi. Ma senza la mia diagnosi, non avrei mai iniziato lo sciopero della scuola. Perché allora sarei stata come qualsiasi altra persona».

È ancora lei, la sedicenne svedese Greta Thunberg, a farmi piombare nel glocale, vale a dire la necessità di unire e valorizzare la nostra quotidianità e il territorio in cui viviamo (il locale) con ciò che accade nel mondo (il globale); è un’urgenza pedagogica, perché il nostro pianeta è uno solo e le menti dei popoli che lo abitano sono sempre più interconnesse attraverso i mezzi di comunicazione: la globalizzazione fondata su valori come quelli della nostra Costituzione, può essere un cammino verso la solidarietà e la diversità che è ricchezza.
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CLIMA, APPELLO PER UN’EDUCAZIONE AMBIENTALE DIFFUSA

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Da neo-maestro di sostegno sono rimasto molto colpito, e commosso, dall’accoglienza entusiasta di una mia proposta, per il FridaysForFuture di venerdì 15 marzo, da parte dei bambini di una terza elementare in cui lavoro. Lo stupore si è ingigantito quel giorno stesso a scuola, nell’osservare la caparbietà con cui hanno presentato riflessioni e disegni al sindaco del paese, alla dirigente e ai genitori, e constatando il coraggio di cui i bambini sono capaci: un’alunna, la più esile della classe, ha alzato subito la mano quando – con una proposta improvvisa anche a me stesso – ho chiesto ai bambini se qualcuno avesse voluto leggere alcune righe tratte dal discorso di Greta Thunberg alla Conferenza Onu sul clima di Katowice dello scorso dicembre.

La piccola, grande Nassima ha fatto un passo in avanti, desiderosa di leggere dinanzi agli adulti righe mai incrociate prima, ma di cui conosceva il viso dal quale erano state pronunciate…
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“AVRÒ CURA DELLA TERRA” – Filastrocca di primavera

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Innanzitutto, grazie a Marcello per avermi donato il 3.2.2017 l’opera d’arte qui di fianco (sempre una di quelle parte della mia galleria d’arte fanciullesca appesa in casa, vedi l’altra di Aurora). Qualcosa mi dice che Marcello già sentisse aria di primavera quel giorno di febbraio di scuola d’infanzia, dove mi ha conosciuto come educatore. E ora che lui è alla primaria, e ci sono tornato pure io da maestro per incontrare maestri-bambini, dedico anche a lui questa filastrocca di primavera che leggerò nella classe dove lavoro. Parole con cui vorrei volare, in rispetto ai milioni di studenti che hanno manifestato per il FridaysForFuture del 15 marzo, in rispetto ai sogni, alla Natura e agli esseri migranti, animali o umani che siano. 

                   AVRÒ CURA DELLA TERRA

È arrivata sospinta dalle rondini instancabili
con il vento del Sud e ali piccine formidabili

Annunciata da una Luna gigante nella notte
nei sogni ci sussurra desideri e nuove rotte

La sentite nei profumi dei fiorellin sbocciati?
La vedete nei tramonti di dolcezza colorati?

Gli scoiattoli zampettano, gli uccellini suonan festa,
le api fanno il miele e la vipera s’è desta

Presto, forza! Su le tapparelle:
il sole dona luce alle idee più belle

La Natura è meraviglia che cambia le stagioni
c’insegna a rispettare le umane migrazioni

Questa sera andrò a dormire bisbigliando una preghiera:
«Avrò cura della Terra…benvenuta primavera!».

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I BAMBINI SONO STELLE…E DESIDERANO LA NOSTRA PRESENZA

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“I bambini sono stelle: la bellezza dell’educazione”
Sanaa è seduta al banco, come i suoi compagni: quando le passo di fianco mi cattura la mano e la tiene avvolta. È il primo giorno di rientro da alcuni giorni di vacanze e questo contatto mi fa provare un’emozione – un fuggevole calore meravigliato nell’animo – che credo di non avere mai prima conosciuto: dopo le prime tre settimane di lavoro a dicembre, chiamato in corso d’opera dalla scuola come maestro di sostegno, al rientro avevo quasi dimenticato che Sanaa cerca il contatto di noi insegnanti.
Me l’aveva detto una collega al mio battesimo scolastico, quando la bambina mi accarezzava la nuca nei primi minuti del mio arrivo in classe: «Facci l’abitudine, perché lei è così!».

Io non sono il maestro di sostegno di Sanaa, ed è piuttosto lei, in quei momenti di mani avvolte, ad essermi maestra […]
—————————————-
Leggi qui i motivi per i quali scrivo del mio lavoro a scuola
PROSEGUI SU COMUNE-INFO LA LETTURA: “I BAMBINI DESIDERANO LA NOSTRA PRESENZA”

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I BAMBINI SONO STELLE – SPICCARE DA SOLI IL VOLO

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“I bambini sono stelle: la bellezza dell’educazione”

SPICCARE DA SOLI IL VOLO – Il mio dito, senza riflettere, punta il segno perso sul brano che si sta leggendo in classe. Francesco, senza occhiata né parola, con la sua mano scaccia d’un lampo il mio dito dalla pagina: un gesto, ed è tutto un dire. […]

———————————————————–
Per educare i bambini bisogna educare sé stessi, scriveva Lev Tolstoj. 
Nel mio lavoro, i bambini mi stanno educando, sono miei maestri, perché hanno molto da insegnare a tutti noi adulti. Bisogna “solo” avere il desiderio di osservarli ed ascoltarli, lasciarsi attraversare dalle loro emozioni, opinioni e lucide fantasticherie, per autoeducarsi a una vita più autentica – a una vita che sia più vita – in una società che invece spesso ci educa all’apparenza.  

Per un educatore, è importante scrivere per elaborare i propri pensieri e le proprie  emozioni. Ne ho sentito in particolare il bisogno da quando sono un maestro elementare di sostegno. Da qui, per non dimenticare tra l’altro il mio trascorso da giornalista, è iniziata anche una collaborazione con il portale di informazione Comune-info.

Qui sul mio sito raccoglierò le riflessioni che Comune-info pubblicherà sotto il titolo “I bambini sono stelle: la bellezza dell’educazione”. Perché i bambini ci indicano la rotta, perché grazie a loro sto imparando ad amare tutta la bellezza intorno a me, dai puntini neri di una coccinella ai mari della Luna che ci irradia nella notte.

LEGGI SU COMUNE-INFO L’ARTICOLO “SPICCARE DA SOLI IL VOLO

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JACOPO DENTICI, PARTIGIANO. ANDY ROCCHELLI, FOTOREPORTER: A LORO HO DEDICATO LA TESI DI LAUREA

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In questi giorni di Memoria, oltre a Jacopo Dentici, diciottenne partigiano morto a Mauthausen, penso ad Andrea “Andy” Rocchelli, fotoreporter ucciso a 30 anni vicino a Sloviansk, nell’Ucraina orientale in guerra, il 24 maggio del 2014, insieme al giornalista e suo amico Andrej Mironov.

A Jacopo ed Andy ho dedicato la mia tesi di laurea in Scienze dell’Educazione all’università Milano-Bicocca, conseguita lo scorso dicembre con 110 e lode, perché i due ragazzi sono punti di riferimento per apprendere, per impegnarsi; perché educare significa anche ricordare, per agire.

“Dedico questo piccolo lavoro alla memoria di due grandi giovani
che tali sono rimasti
per avere combattuto cercando
libertà e verità.
Jacopo ed Andy attraversano la mia vita:
l’uno in ricordo, l’altro in amicizia.

E continuano a vivere”

Leggi la dedica completa della tesi: “Un progetto di Media Education per una pedagogia della partecipazione e della responsabilità“.

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MINIMO OMAGGIO A JAN PALACH

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Il 16 gennaio 1969 lo studente Jan Palach si cosparse di benzina e si diede fuoco in piazza San Venceslao a Praga, per protestare contro l’occupazione sovietica e chiedere idealmente la libertà di tutti i popoli: morì tre giorni dopo, il 19 gennaio. Aveva 21 anni.

Mi scintillano gli occhi di commozione
ascoltando la notizia della tua memoria:
per liberare popoli da un’Armata prigione
incendiasti il tuo corpo, il Novecento e la Storia
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FIANCULLESCA EPIFANIA NOTTURNA

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                                                   FANCIULLESCA EPIFANIA NOTTURNA

Quand’ero fiore di futuro 
la sera della Befana
se non mi salvava un ponteera il mio cuore un po’ disperato
sospirante malinconico afflato:
arrivederci libertà,
si torna in classe
chissà quando Pasqua arriverà.
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Quando il volontariato accende un’alba sul futuro

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La solidarietà ci rende persone più libere, perché consegna l’ostinazione a non demordere dinanzi alle brutture del mondo.

L’associazione Lunaria, mia organizzazione di invio per un campo di volontariato in India nelle scuole, al quale ho partecipato in estate, ha pubblicato una mia riflessione sull’esperienza. Eccola.

A oltre un mese dal ritorno dal campo di volontariato, tutti i giorni, più volte al giorno, ho ancora l’India in testa. O meglio sarebbe dire che la mia testa è felicemente “occupata” dalle persone che ho incontrato là, intorno ai villaggi di Bandh e Patta nelle prime alture himalayane dello Stato nordico dell’Himachal Pradesh; è occupata dalle immagini di meraviglia cristallizzate come fotografie nella mente, e dai bambini con i quali ho lavorato nelle scuole, dai profondi disagi riscontrati e percepiti, dalle opportunità colte o dormienti, dagli insegnamenti tratti da un’esperienza che mi accompagnerà per il resto del mio cammino.
Per questo ho ribattezzato dentro di me “Educate a child” (il nome del campo al quale ho partecipato tra luglio e agosto grazie a Lunaria e all’associazione indiana Ruchi) in “Educate a child to educate yourself”: educa un bambino per educare te stesso.
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