Questa scuola è disumana

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Fino a dieci ore al giorno davanti allo schermo del computer per seguire la scuola a distanza. «Anche di sera, se dopo le lezioni online gli insegnanti ci caricano di compiti. È disumano passare così tante ore al computer. La didattica a distanza non sta funzionando». A parlare è Bianca, liceale di diciassette anni. Per raccontare come lei e amici vivono questo periodo di scuola, si è scelta un nome fittizio che da solo offre uno sguardo sulla sua generazione: «Bianca è la mia YouTuber preferita».
Il resoconto della ragazza si dipana tra vari registri e argomenti: la drammaticità dei giorni a casa, la fatica davanti allo schermo, le relazioni con gli insegnanti, fino alle situazioni tragicomiche, con professori che spiegano accarezzando il cane e studenti che si arrabattano nelle strategie per ottenere un voto in più.

Quel che più di significativo si può forse cogliere dal racconto di Bianca, tuttavia, oltre ai consigli per gli insegnanti, è quanto sottolineato anche dagli esperti: il rapporto di collaborazione che si crea tra gli studenti, agevolato dalla tecnologia digitale (e dall’impossibilità di praticare la didattica tradizionale in classe). Un’occasione che gli insegnanti potrebbero cogliere da subito, per poi valorizzarla al rientro a scuola a settembre.

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FILASTROCCA DELLA DISTANZA SCONFITTA DALLA FANTASIA

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In attesa di un poco di libertà dalla quarantena, ho letto questa mia filastrocca ai bambini della classe in cui lavoro.

FILASTROCCA DELLA DISTANZA SCONFITTA DALLA FANTASIA

Filastrocca della distanza
il cielo è chiuso in una stanza
e c’è pure la bilancia
a dir che cresce un po’ la pancia

Ma è qui dietro il 4 maggio
inizierà un piccolo nuovo grande viaggio!
Un messaggio è a noi giunto:
si può far visita a un congiunto!

Così, con le ali della fantasia,
adesso prendo, e volo via!

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Gli insegnanti postini

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Nell’ufficio di una scuola media francese, i due insegnanti dirigenti fanno i postini: imbustano gli esercizi fotocopiati per gli allievi privi di tecnologia e poi, rientrando a casa, lasciano i pacchi nei negozi dove le famiglie dei ragazzi fanno la spesa. 

Raccolta da Cesare Martinetti con l’articolo A Saint-Nazaire il professore fa il postino, per il sito di Mario Calabresi Altre Storie, l’iniziativa del preside Marc Jalinier e del suo vice Yann Duval testimonia in concreto le parole con le quali molti insegnanti, in questo periodo di forzato isolamento, cercano di sottolineare ancor di più la base primaria dell’apprendimento: la relazione tra l’adulto e l’educando.

Vergata sui manuali di pedagogia – «Il buon maestro pensa anche ai vincoli di affetto», scriveva Quintiliano già duemila anni fa nella sua Institutio Oratoria – questa nozione è tra le vittime delle settimane che stiamo vivendo. Lo suggerisce anche la nota ministeriale n.388 del 17 marzo scorso, «Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni

operative per le attività didattiche a distanza», nella quale si sottolinea sin dall’inizio che compito dei docenti è «mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza» per combattere «il rischio di isolamento e di demotivazione».

Oggi una delle domande alle quali ogni insegnante deve trovare risposta è quanto, e come, la relazione mediata dagli schermi possa sostituire la relazione di corpi ed emozioni vissuta in classe. E quanto, tale relazione, è ancora più importante per i bambini e ragazzi con svantaggio sociale, fisico o cognitivo. La stessa nota ministeriale – precisando che «nulla può sostituire appieno ciò che avviene, in presenza, in una classe» – invita alla cura delle «specifiche esigenze degli studenti con disabilità».

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GRIDA D’INFANZIA

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                                                            GRIDA D’INFANZIA

Oggi ho udito
più volte bambini
giocare nei cortili.
Non accadeva da tempo.

Fra i ricordi più teneri
il vento che m’investe il corpo
correndo a nascondino
tra i vialetti e i garage
di via Ugo Foscolo.

Sorridere tra sé
ascoltando grida di bambini:
sorridere alla vita
che sempre sboccia.

Ci voleva un virus
per rinascere.

                                                       DF

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FILASTROCCA DELLO STARE A CASA

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Se si potesse insegnare nel profondo
pur stando lontani
andrei in giro per il mondo
a lanciare libri e fantasia da mille deltaplani

Se si potessero abbracciare i bambini
rimanendo nell’appartamento
avvinghierei il pianeta dei piccini
foss’anche solo per un magico momento

Se si potesse volare sull’infinito d’un aquilone
tenendo serrata la porta
coglierei l’unica gioiosa soluzione
facendo d’un bel filo grande scorta

Se ci si potesse al mattino svegliare
per il vociare in strada della gente
giù dal letto mi precipiterei a zompare
senza dire «Gli venisse un accidente!»

Se si potesse cacciare via ogni problema
con una sonora spedizione ardita
musicherei con l’ukulele un anatema
ma questa non sarebbe vita

Se si potesse imparare da questo male oscuro
per seppellire con un monumento la stupidità
darei ai bambini le chiavi del futuro
inginocchiandomi alla loro volontà.
                                                                                            
                                                                                      Daniele Ferro

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Crossword Labs: cruciverba gratis online per imparare divertendosi

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Cercando una risorsa semplice, gratuita e che non comporti la creazione di un account da parte degli alunni per divertirsi con un cruciverba, ho trovato Crossword Labs: permette – oltre a una facile creazione – di inviare agli allievi un link, che consente di scrivere online le soluzioni.
 
Ho realizzato il cruciverba qui sotto (guarda la versione sul sito Crossword Labs) dopo avere registrato la lettura ad alta voce del capitolo 3 de C’era due volte il barone Lamberto di Gianni Rodari: lo sto leggendo ai bambini che seguo, capitolo per capitolo, ed ho pensato che oltre a un quiz di comprensione, potesse divertirli cimentarsi con un cruciverba che riporti alcune parole della lettura ascoltata. Eh sì…sembra piacere: per questo consiglio l’utilizzo di Crossword Labs!
 
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Filastrocca del bisbiglio

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Spesso in classe bisogna dire ai bambini di abbassare la voce, per discutere insieme e tra di loro: «Si può anche bisbigliare, bisbigliare!».
Allora ho pensato che con una filastrocca (letta ad alta voce dal maestro non più maestro ma dal signor Favoleggio Favoleggo col cappello nero a corta tesa), il concetto potesse passare più facilmente e…”divertentemente”.
P.s. L’accenno al miglio come cereale è legato al programma di storia di quarta.

                                                            FILASTROCCA DEL BISBIGLIO

Filastrocca del bisbiglio
lunga e corta quanto un miglio
attenzione!, non dei babilonesi il cereale
ma la misura d’una distanza non proprio siderale

Con la tecnica del bisbiglio, cioè pss-pss-pss
s’evita l’ordine del silenzio, cioè shh-shh-shh!
Ma soprattutto, perché parlare a voce alta?
Va a finire che la testa dal male si ribalta!
Va a finire che si crea un gran marasma:
solo a pensarci mi viene un attacco d’asma!
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I “segni” di una maestra che vivranno per sempre

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Ne avevo combinata una di troppo, oppure avevo parlato o riso disturbando i compagni al di là del limite. Così la maestra Annalisa Risi mi diede una nota.
Quando Annalisa scriveva una nota, la questione era seria: lei non aveva l’abitudine di aprire i diari dei bambini per faccende che si potevano risolvere con un rimprovero in classe, senza scomodare le famiglie. E non aveva l’abitudine di cancellare a fine giornata la nota, utilizzandola come strumento di minaccia e controllo. In questo modo, quando Annalisa mi dava una nota, sapevo che tornato a casa avrei dovuto affrontare una seconda volta le conseguenze del mio comportamento.

Quel giorno, però, devo avere guardato e implorato la mia maestra in maniera assai pietosa: in corridoio, mentre stavamo per uscire da scuola, Annalisa cancellò la nota. Incredulo, provai un profondo senso di gratitudine, e allo stesso tempo non svanì il senso di colpa per ciò che avevo combinato. Non sentii di averla fatta franca: piuttosto, la mia maestra mi aveva perdonato.
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Giancarlo Siani e l’inclusione: le parole che insegnano ancora

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Il 23 settembre del 1985 fu ucciso dalla camorra Giancarlo Siani, una persona che con la sua attività giornalistica ha reso l’Italia migliore, nonostante avesse soltanto 26 anni quando venne trucidato dai colpi.

Chi uccide non può uccidere le parole e gli insegnamenti che una persona ha lasciato: da insegnante con un trascorso di giornalista professionista, è per questo che oggi rileggo le parole di Siani e le trovo ancora più profonde e luminose di insegnamenti.

Il giornalismo – l’informazione – e l’educazione sono strettamente legate. Per essere persone davvero educate, e quindi libere, capaci di scegliere con giudizio e coscienza, bisogna conoscere quel che accade nella società, vicino e lontano da noi, per sapere come comportarsi, come pensare; la nostra vita è relazione con l’ambiente circostante e con le altre persone: non possiamo, non dovremmo, ignorare ciò che apparentemente non ci riguarda nelle nostre vite quotidiane da singoli individui
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SELEZIONE DEGLI UMANI E PAGELLE

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Durante gli scrutini finali delle settimane scorse, trovandomi a dovere assegnare un voto ai bambini di cui ho avuto la responsabilità del sostegno, sono andato a rileggere le righe scritte da Alberto Manzi il 7 giugno del 1975, con le quali il maestro comunicò una decisione: «Non ho mai classificato nessun alunno […] Se è obbligatoria la classificazione, delego la segreteria della scuola a dare lo stesso voto ad ogni alunno e per ogni materia».
[…] Non mi sento bene, consapevole che con un voto, con lo scrutinio, ho perquisito l’animo, la personalità di un bambino in difficoltà. E sospiro, cercando orizzonti di luce: li trovo negli occhi dei bambini con i quali lavoro. Quanti sono, tuttavia, i muri neri d’indifferenza che dobbiamo cercare di abbattere?
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