GINO STRADA, UN MAESTRO PER LA SCUOLA

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«Penso alla sua visione. Quella sì che era politica. Visione, capisce questa parola? Coniugata alla parola bellezza trasforma tutto». Renzo Piano, in un’intervista a La Stampa, riesce a spiegare così in breve la grandezza del suo amico Gino Strada, con il quale ha progettato un ospedale a Entebbe, in Uganda. «Lo voglio scandalosamente bello», aveva detto il fondatore di Emergency all’architetto.
La morte di Strada scuote tutte le persone in cui vivono i valori per i quali egli ha lottato per decenni, da chirurgo e pacifista.
A leggere le parole di Piano, io mi sono commosso come maestro elementare. Perché visione e bellezza sono due parole fondamentali per l’educazione, per una costruzione giusta del futuro dei bambini. La figura di Strada, allora, ha molto da insegnare a noi maestri. [dalla Home cliccare sotto la foto per proseguire la lettura]

Renzo Piano e Gino Strada all’inaugurazione dei lavori per l’ospedale in Uganda. Foto tratta da Lifegate (tinyurl.com/pmtbaptb) © Emergency

Vi sono affinità tra il lavoro del medico e quello dell’insegnante. Moni Ovadia ha raccontato che per Strada «il momento più sacro era quando gli capitava di operare un bimbo neonato e gli salvava la vita. Gino diceva che in quel momento “quando lo vedo ritornare alla vita, è per me il momento più grande”».
I veri medici e insegnanti amano la vita, quella promessa di futuro che splende negli occhi dei bambini e dei ragazzi, e nei desideri velati sui volti di ogni persona.
C’è una foto di Strada in cui egli siede su una panca con due bambine che indossano la stessa tutina; una ha il velo sul capo e tiene in mano uno schiaccia-mosche rosso, come lui. C’è una sedia a rotelle. Forse è il corridoio di un ospedale. Le bambine hanno un sorriso aperto, mentre Strada è con gli occhi che trasmette di essere felice, in quel momento. Lì, sulla panca con due bambine, che sembrano ancora più piccole affianco la statura del medico.

«Me ne vado via felice, ricordatevelo», ha detto Strada morente alla moglie. Verrebbe da chiedersi come potesse essere felice, con una vita spesa contro la guerra che se ne va proprio mentre in Afghanistan si manifestano le conseguenze della guerra più lunga di Stati Uniti e alleati. Una guerra costata in totale più di 2.300 miliardi di dollari. L’Italia ha speso quasi 9 miliardi (circa la metà di quanto sta spendendo per i caccia F35).
Non credo che le parole di Strada  fossero retorica da consolazione per chi resta. Chi muore a posto con la coscienza dei propri ideali, sa di non avere sprecato la propria vita. Un insegnamento anche nelle ultime parole.

Chi è passato per un bisturi comprende, nella fase di convalescenza, se il chirurgo ha una passione per la propria attività che travalica l’atto operatorio, abbracciando l’amore per la vita e la solidarietà umana. Per i grandi della pedagogia, da Socrate a Mario Lodi, l’educazione era una missione, così come la è per tutti coloro che hanno scelto l’insegnamento come via pratica alla propria visione del mondo. Insegnare rispettando le coscienze dei bambini significa amare l’umanità, sentire la fratellanza che elimina distinzioni di censo, etnia ed età.

Curare tutti, gratuitamente e senza discriminazioni, come fa Emergency, ha un enorme valore pedagogico. L’educazione è tale solo se è cura, il vero insegnamento è gratuito, altrimenti ostacola l’accesso degli allievi all’apprendimento.
La lotta che, nonostante la Costituzione, bisogna ancora intraprendere per difendere la sanità pubblica, è la stessa lotta che bisogna agire per pretendere l’applicazione dell’art.34 e di una scuola davvero «aperta a tutti», che oggi ancora non è. Non solo perché le aule sono piene di bambini nati in Italia ma che restano senza cittadinanza, e che a scuola non hanno l’aiuto necessario per sopperire alla difficoltà dei genitori di sostenerli nelle attività didattiche (visto che generalmente la scuola chiede ancora, tramite i compiti, il coinvolgimento delle famiglie nell’apprendimento linguistico).

Che cosa sia il diritto alle cure mediche io l’ho capito nel profondo in una baraccopoli di Baddi, nel nord dell’India. Era l’estate del 2019. [qui il resoconto di quell’esperienza]
Invece per l’istruzione mi è sorto un tormento in quattro anni di lavoro nella scuola pubblica italiana: il pensiero che per lo più essa non sia, per i bambini e i ragazzi svantaggiati, un’opportunità per saltare i muri della propria condizione di appartenenza, ma che anzi la scuola rappresenti la certificazione dello svantaggio delle origini.
Quando ad esempio bambini in gravi difficoltà non hanno tutte le ore di sostegno e di assistenza neuropsichiatrica che sarebbero necessarie, perché le risorse sono scarse – cioè non vengono stanziati abbastanza soldi per avere più insegnanti e medici – si può comprendere il baratro in cui sono cadute la scuola e la sanità italiana. È la morte della missione educativa, della solidarietà e del riscatto sociale previsto dall’art.3 della Costituzione. È la mancanza di una visione per un futuro inclusivo per tutti.
La lotta per la cura della sanità e dell’istruzione va intrapresa insieme: non v’è una senza l’altra.
Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi delinea una nuova rotta per la scuola. Staremo a vedere.

La “Scuola di pace e di sogni” che ho costruito  in una baraccopoli indiana insieme ad altri volontati e manodopera locale. Non è stato possibile realizzare qualcosa di davvero bello, anche se questa struttura, rispetto alle baracche, sembrava una villetta e i bambini ne erano molto contenti (foto D.F.)

La seconda parola che connota la pedagogia medica di Strada, bellezza (quella degli edifici, degli arredi, degli spazi aperti, dei sorrisi…), è importante tanto nella riabilitazione terapeutica quanto nell’educazione. «Educare al bello significa proporre al ragazzo l’idea che ci sia del bello possibile in ogni incontro col mondo e con le persone, e così anche le esperienze “del difficile” possono acquistare la loro specifica bellezza» (Ragazzi difficili, P. Bertolini, L. Caronia, p.138, FrancoAngeli 2015).

L’educazione al bello parte dagli intonaci delle scuole, che spesso perdono pezzi; da revisioni architettoniche che mirino a godere in aula della luce naturale; dall’aggiunta in ogni scuola di specifici laboratori di artigianato e arte, come Dewey consigliava già a fine ‘800. Invece di spendere intelligenza, braccia e soldi per produrre armamenti – oltre a costruire asili nido per consentire ai giovani di educare i figli senza rinunciare al lavoro – si potrebbe istituire un fondo per la salvaguardia della bellezza negli edifici scolastici, e per la costruzione di atelier in cui gli allievi possano dare fiato alla creatività, perché la bellezza intorno a noi è incentivo alla bellezza che può offrire ogni persona, a se stessa e agli altri. La bellezza delle esperienze sostiene il desiderio di prendersi cura del mondo.

Se Gino Strada ci ha dimostrato che cosa significhi avere una visione con la sua opposizione vent’anni fa alla guerra nell’Afghanistan che oggi è nel caos, con la costruzione di un ospedale «scandalosamente bello» ci ha insegnato che visione e bellezza sono un unico sentiero da percorrere.
Strada ed Emergency, con le attività mediche in Italia e nel mondo, ci hanno insegnato che i diritti vanno tutelati sia nel nostro Paese sia in qualunque parte del pianeta.
A volte, da diverso tempo, sogno un’organizzazione come Emergency che si batta per la scuola in Italia e che al tempo stesso ne costruisca nel mondo.
È un sogno per cui ringrazio il maestro Gino Strada.

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1 risposta a GINO STRADA, UN MAESTRO PER LA SCUOLA

  1. Emanuela scrive:

    Grazie per le, sue parole. Siamo molti a far partr di Emergency scuola senza saperlo. Un abbraccio

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