Un passato da giornalista professionista, poi da educatore, e un presente ugualmente favoloso come maestro di scuola primaria.
Sogno di coniugare educazione e competenze giornalistiche.
Il filo che ora lega il mio animo doppio è nella collaborazione con il sito di informazione Comune-info.
Una volta deciso di dedicarmi all’ambito educativo, ho ripreso a studiare lavorando: prima mi sono laureato in Scienze dell’Educazione con la tesi “Un progetto di Media education per una pedagogia della partecipazione e della responsabilità” (dicembre 2018, università Milano-Bicocca, 110 e lode) e poi in Scienze della Formazione Primaria con la tesi “Senza di voi non ho parole. Pensare e agire per una didattica socio-costruttivista della lettoscrittura” (giugno 2026, università Milano-Bicocca, 110 e lode).
Da educatore ho lavorato con bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni, a scuola (infanzia, primaria, medie e superiori) e in comunità minori; ho lavorato anche in un centro di accoglienza per richiedenti asilo, un’esperienza di cui vado orgoglioso, insieme a un altro periodo in cui ho dato un piccolo, volontario aiuto ad altri richiedenti asilo nell’apprendimento dell’italiano.
Da giornalista ho scritto in gran parte per un quotidiano locale e per Ossigeno per l’Informazione, l’osservatorio sui cronisti minacciati che dal 2006 monitora intimidazioni a migliaia di cronisti italiani.
I miei precedenti studi sono in Comunicazione interculturale e multimediale (triennale, 110/110) e in Scienze della cooperazione (specialistica, 110/110).
Ho ottenuto poi una specializzazione giornalistica post-laurea all’Istituto per la formazione al giornalismo (Ifg) di Urbino (tra gli altri, ho svolto stage a Radio popolare e all’agenzia Redattore sociale).
Dopo avere frequentato l’Ifg ho avuto collaborazioni precarie (la mia testimonianza è raccontata nel libro di Eleonora Voltolina Se potessi avere mille euro al mese).
La soddisfazione maggiore da giornalista, oltre a un articolo per l’Espresso, è stato il documentario La fabbrica di benzina realizzato con il regista Stefano Conca Bonizzoni.
Ho vissuto varie esperienze con il programma europeo “Gioventù in azione” (oggi Erasmus+): nel 2012 sono stato in Romania per lo Scambio giovanile “Romania seen through your camera” (nella sezione I miei lavori vi sono alcuni articoli sugli incontri avuti). Nello stesso anno ho vissuto tre mesi a Cracovia, in Polonia, per un tirocinio “Leonardo” come film maker e organizzatore di eventi interculturali.
L’esperienza europea è proseguita nel 2013 con corsi di formazione in Inghilterra (sullo stile di vita sostenibile in città e sulla scrittura creativa), Montenegro (sull’educazione globale), Germania (sulla comunicazione per i cambiamenti climatici), e con un lungo progetto di Servizio volontario europeo in Macedonia.
Grazie a queste esperienze, nel 2015 ho collaborato anche con la Repubblica degli Stagisti, curando una rubrica di testimonianze degli ex volontari Sve ed occupandomi di giovani ed Europa.
Alla fine, sono diventato maestro a una bella età! Ma «Non è mai troppo tardi», ci ha insegnato Alberto Manzi (anche per questo, faccio parte del Movimento di Cooperazione Educativa)!
E poi, grazie ai nuovi studi e al “Programma ExtraUe” dell’università Milano-Bicocca, nell’estate 2022 ho potuto vivere in Argentina una formidabile esperienza formativa (sfociata poi nella tesi) alla scuola “González” di La Plata, mentre nel 2019 ho svolto il tirocinio in India, nelle scuole primarie di alcuni villaggi sulle prime alture himalayane, dove ero già stato l’anno precedente per un campo di volontariato.
Su questo sito non c’è quasi nulla riguardo le esperienze indiane: soltanto una riflessione sulla prima (Quando il volontariato accende un’alba sul futuro) e poi sulla seconda (Difendiamo il diritto alla salute).
Sono rientrato dall’India con taccuini e reflex pieni, ma più colmo è il mio animo, di insegnamenti ed emozioni sempre vive che custodisco nel mio scrigno interiore.
Tornato a casa dall’India, ho dovuto attendere quasi sei mesi per riuscire ad appendere l’unica mia foto che abbia mai fatto incorniciare: un ritratto di Angiù, bambina di una baraccopoli che sorride sulla soglia della “School of peace and dreams”, che abbiamo costruito con legno e bambù.
Adesso guardo quella foto, che apre la tesi di laurea da maestro, e mi pare che lì dentro vi sia tutta la mia vita.
Nell’immagine, uno scatto con il telefonino per specchiare il mio volto adulto (allora giovane) in quello «brigante» – mi diceva amorevolmente mia nonna – di un tempo più lungo di ieri.