“I bambini sono stelle: la bellezza dell’educazione”

SPICCARE DA SOLI IL VOLO – Il mio dito, senza riflettere, punta il segno perso sul brano che si sta leggendo in classe. Francesco, senza occhiata né parola, con la sua mano scaccia d’un lampo il mio dito dalla pagina: un gesto, ed è tutto un dire. […]
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Per educare i bambini bisogna educare sé stessi, scriveva Lev Tolstoj.
Nel mio lavoro, i bambini mi stanno educando, sono miei maestri, perché hanno molto da insegnare a tutti noi adulti. Bisogna “solo” avere il desiderio di osservarli ed ascoltarli, lasciarsi attraversare dalle loro emozioni, opinioni e lucide fantasticherie, per autoeducarsi a una vita più autentica – a una vita che sia più vita – in una società che invece spesso ci educa all’apparenza.
Per un educatore, è importante scrivere per elaborare i propri pensieri e le proprie emozioni. Ne ho sentito in particolare il bisogno da quando sono un maestro elementare di sostegno. Da qui, per non dimenticare tra l’altro il mio trascorso da giornalista, è iniziata anche una collaborazione con il portale di informazione Comune-info.
Qui sul mio sito raccoglierò le riflessioni che Comune-info pubblicherà sotto il titolo “I bambini sono stelle: la bellezza dell’educazione”. Perché i bambini ci indicano la rotta, perché grazie a loro sto imparando ad amare tutta la bellezza intorno a me, dai puntini neri di una coccinella ai mari della Luna che ci irradia nella notte.

16 gennaio 1969 lo studente Jan Palach si cosparse di benzina e si diede fuoco in piazza San Venceslao a Praga, per protestare contro l’occupazione sovietica e chiedere idealmente la libertà di tutti i popoli: morì tre giorni dopo, il 19 gennaio. Aveva 21 anni.
Quand’ero fiore di futuro
dalle persone che ho incontrato là, intorno ai villaggi di Bandh e Patta nelle prime alture himalayane dello Stato nordico dell’Himachal Pradesh; è occupata dalle immagini di meraviglia cristallizzate come fotografie nella mente, e dai bambini con i quali ho lavorato nelle scuole, dai profondi disagi riscontrati e percepiti, dalle opportunità colte o dormienti, dagli insegnamenti tratti da un’esperienza che mi accompagnerà per il resto del mio cammino.

Quando un ragazzo di tredici anni è bocciato, sono bocciati la società intera, il mondo adulto, la società del precariato che promuove la competizione in ogni ambito della vita quotidiana. Ad essere bocciata è la società che non ascolta, dentro e fuori la scuola. Troppo facile e fuorviante, prendersela solo con la scuola, che opera all’interno di un’organizzazione statale e sociale che taglia sempre più i servizi e lascia indietro i più fragili, che sono spesso i più sensibili e avrebbero un cuore grande da donare a tutti. Per leggere la mia lettera a un ragazzo bocciato in terza media,
Oggi di “canti” ne sentiamo parecchi, ma non ci sono né meraviglie né sirene: rimangono solo i mostri. Perché un mostro sarebbe il futuro deciso da chi, oggi, cerca di incantare i cittadini, puntando il dito contro le persone di origine straniera, siano essi immigrati residenti da anni nel nostro Paese o profughi sbarcati in Italia da pochi mesi.
Questa mattina grazie ai bambini è stato un inizio settimana meraviglioso. Da oltre due mesi non vedevo i “miei” bimbi che partecipano al servizio di pre e post scuola di cui mi occupo in una scuola dell’infanzia; avrei voluto correre loro incontro e stritolarli d’affetto in un abbraccio, ma il mio stupido pudore adulto mi ha trattenuto.