LO SPARO A YOUNS E L’EMARGINAZIONE DIMENTICATA

Il 3o luglio il sito di informazione Comune-info ha ripreso un mio reportage da Voghera sul caso dell’uccisione di Youns El Boussettaoui da parte dell’assessore alla Sicurezza Massimo Adriatici, avvenuto il 20 luglio; il reportage era stato pubblicato dal quotidiano il Manifesto, con richiamo in prima pagina, mentre il 25 luglio il Manifesto ha dedicato la copertina alla manifestazione a Voghera delle comunità immigrate, con mia foto e articolo («Giustizia per Youns», la rabbia degli italiani stranieri a Voghera).

Il caso di Voghera è esemplare del cambiamento della società italiana e della deriva nel sistema dell’assistenza.
“L’assessore con la pistola in tasca – come ha scritto Comune-info introducendo il mio reportage – è la punta di un iceberg, fatto di azioni, trasformazioni sociali, scelte politiche rispetto alle quali una parte della società, non solo a Voghera, ha reagito negli ultimi anni con l’indifferenza e la rimozione. C’è, ad esempio, il primo referendum consultivo di una città contro un provvedimento di solidarietà per sinti e senza tetto (era il ’99). C’è il primato di «città del gioco d’azzardo», benedetto dallo Stato, con una slot machine ogni 98 abitanti. C’è la diffusione della criminalità organizzata. C’è la crescita dei lavori precari. C’è un sistema che non è in grado di sostenere chi finisce ai margini“.

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LA SCUOLA E LA MORTE DEL SINDACALISTA ADIL

File di camion sulle autostrade, astronavi di capannoni e cemento atterrati sulla campagna per smistare merci, furgoni con a bordo gli sguardi sfuggenti e stressati dei corrieri. Chi la paga, la comodità del nostro modo di vivere veloce e usa e getta? Questa situazione c’entra con la scuola? Purtroppo senso critico e livello d’istruzione non coincidono. «Forse dovremmo portare i bambini in un campo di grano adiacente un’autostrada – scrive Daniele Ferro, insegnante – e chiedere loro, con un percorso di ricerca senza destinazione predeterminata, ma da tracciare insieme: “Secondo voi, perché ci sono tutti questi camion?”. LEGGI SU COMUNE-INFO

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FILASTROCCHINA DEL 2021

Ho letto stamattina queste righe a una classe di terza primaria per la nostra attività della “cassetta della posta”: anch’io mi diverto a inserire messaggi nella cassetta.

FILASTROCCHINA DEL 2021

Recita il proverbio: anno nuovo, vita nuova.
Mah! A me basta vi sia salute, allegria e poca noia!
Del 2021 chissà che ne sarà:
è un impostore chi dice che lui o lei lo sa!
Io vi auguro corse, corsivo, nascondino, ginocchia sbucciate,
letture, divisioni e moltiplicazioni, e in campagna, al mare o in montagna,
lunghe passeggiate condite da grasse risate.
E soprattutto vi auguro liti e paci, abbracci e baci.
E mi raccomando, non dimenticate di progettare gran birichinate!
Oh! Ma che comunque siano simpatiche ed educate!
Ed ora basta, perché questa è soltanto una filastrocchina,
scritta oggi in treno pensando a voi, quando il buio era ancor nella mattina.

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Righe del passato che ritornano

Nel 2012 avevo quasi trent’anni ma ancora l’idea (meglio: il desiderio) di divenire maestro elementare non s’era per nulla affacciata alla mia mente. Eppure, ritrovate oggi alcune righe scritte allora, durante la vita a Cracovia per un tirocinio…beh, ve n’è una dalla quale deduco che quel desiderio, tardivamente emerso, “già” covava…

VENTO PARLANTE

Tira il vento
forte un poco freddo
dai Carpazi o da pianure invisibili
io cammino contro
e lui amico mi racconta
delle vite che da qui all’intorno
vivono

dei risvegli
per andare a lavoro
per baciare di buongiorno i bimbi
per guardarsi allo specchio stanchi
per trovarsi soli e affamati
per fare l’amore

io cammino contro
devo
ma vorrei seguirti amico mio
ascoltarti verso l’infinito
e imparare a soffiare
vento anch’io

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Intervista a Tisseron: la sua “rivoluzione” della scuola

Oltre due mesi di didattica a distanza, confinati in casa, senza la possibilità di incontrare gli amici e di vivere la scuola in presenza, insieme ai compagni e agli insegnanti. Dal 4 maggio le misure di quarantena si sono allentate, ma i coetanei rimangono un incontro mediato dagli schermi, la didattica a distanza prosegue per un altro mese (spingendo soprattutto i ragazzi a trascorrere molte ore al giorno davanti agli schermi) e Internet caratterizzerà anche il ritorno a scuola a settembre, con la prospettiva di turni tra lezioni online e in classe. Quali sono i rischi e le opportunità di questa situazione che pungola i corpi e gli stati emotivi, e in cui le tecnologie digitali sono esplose d’un tratto nella didattica tradizionale? Che cosa comporta un uso eccessivo di schermi, nello sviluppo cerebrale di bambini e adolescenti, e come devono affrontare gli insegnanti le ultime settimane di scuola e il rientro a settembre? Ne abbiamo parlato con Serge Tisseron, psichiatra e psicologo francese, studioso della relazione tra media ed educazione e degli effetti delle tecnologie digitali sull’età evolutiva, fondatore dell’associazione 3-6-9-12.

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Questa scuola è disumana

Fino a dieci ore al giorno davanti allo schermo del computer per seguire la scuola a distanza. «Anche di sera, se dopo le lezioni online gli insegnanti ci caricano di compiti. È disumano passare così tante ore al computer. La didattica a distanza non sta funzionando». A parlare è Bianca, liceale di diciassette anni. Per raccontare come lei e amici vivono questo periodo di scuola, si è scelta un nome fittizio che da solo offre uno sguardo sulla sua generazione: «Bianca è la mia YouTuber preferita».
Il resoconto della ragazza si dipana tra vari registri e argomenti: la drammaticità dei giorni a casa, la fatica davanti allo schermo, le relazioni con gli insegnanti, fino alle situazioni tragicomiche, con professori che spiegano accarezzando il cane e studenti che si arrabattano nelle strategie per ottenere un voto in più.

Quel che più di significativo si può forse cogliere dal racconto di Bianca, tuttavia, oltre ai consigli per gli insegnanti, è quanto sottolineato anche dagli esperti: il rapporto di collaborazione che si crea tra gli studenti, agevolato dalla tecnologia digitale (e dall’impossibilità di praticare la didattica tradizionale in classe). Un’occasione che gli insegnanti potrebbero cogliere da subito, per poi valorizzarla al rientro a scuola a settembre.

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FILASTROCCA DELLA DISTANZA SCONFITTA DALLA FANTASIA

In attesa di un poco di libertà dalla quarantena, ho letto questa mia filastrocca ai bambini della classe in cui lavoro.

FILASTROCCA DELLA DISTANZA SCONFITTA DALLA FANTASIA

Filastrocca della distanza
il cielo è chiuso in una stanza
e c’è pure la bilancia
a dir che cresce un po’ la pancia

Ma è qui dietro il 4 maggio
inizierà un piccolo nuovo grande viaggio!
Un messaggio è a noi giunto:
si può far visita a un congiunto!

Così, con le ali della fantasia,
adesso prendo, e volo via!

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Gli insegnanti postini

Nell’ufficio di una scuola media francese, i due insegnanti dirigenti fanno i postini: imbustano gli esercizi fotocopiati per gli allievi privi di tecnologia e poi, rientrando a casa, lasciano i pacchi nei negozi dove le famiglie dei ragazzi fanno la spesa. 

Raccolta da Cesare Martinetti con l’articolo A Saint-Nazaire il professore fa il postino, per il sito di Mario Calabresi Altre Storie, l’iniziativa del preside Marc Jalinier e del suo vice Yann Duval testimonia in concreto le parole con le quali molti insegnanti, in questo periodo di forzato isolamento, cercano di sottolineare ancor di più la base primaria dell’apprendimento: la relazione tra l’adulto e l’educando.

Vergata sui manuali di pedagogia – «Il buon maestro pensa anche ai vincoli di affetto», scriveva Quintiliano già duemila anni fa nella sua Institutio Oratoria – questa nozione è tra le vittime delle settimane che stiamo vivendo. Lo suggerisce anche la nota ministeriale n.388 del 17 marzo scorso, «Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni

operative per le attività didattiche a distanza», nella quale si sottolinea sin dall’inizio che compito dei docenti è «mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza» per combattere «il rischio di isolamento e di demotivazione».

Oggi una delle domande alle quali ogni insegnante deve trovare risposta è quanto, e come, la relazione mediata dagli schermi possa sostituire la relazione di corpi ed emozioni vissuta in classe. E quanto, tale relazione, è ancora più importante per i bambini e ragazzi con svantaggio sociale, fisico o cognitivo. La stessa nota ministeriale – precisando che «nulla può sostituire appieno ciò che avviene, in presenza, in una classe» – invita alla cura delle «specifiche esigenze degli studenti con disabilità».

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GRIDA D’INFANZIA

                                                            GRIDA D’INFANZIA

Oggi ho udito
più volte bambini
giocare nei cortili.
Non accadeva da tempo.

Fra i ricordi più teneri
il vento che m’investe il corpo
correndo a nascondino
tra i vialetti e i garage
di via Ugo Foscolo.

Sorridere tra sé
ascoltando grida di bambini:
sorridere alla vita
che sempre sboccia.

Ci voleva un virus
per rinascere.

                                                       DF

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FILASTROCCA DELLO STARE A CASA

Se si potesse insegnare nel profondo
pur stando lontani
andrei in giro per il mondo
a lanciare libri e fantasia da mille deltaplani

Se si potessero abbracciare i bambini
rimanendo nell’appartamento
avvinghierei il pianeta dei piccini
foss’anche solo per un magico momento

Se si potesse volare sull’infinito d’un aquilone
tenendo serrata la porta
coglierei l’unica gioiosa soluzione
facendo d’un bel filo grande scorta

Se ci si potesse al mattino svegliare
per il vociare in strada della gente
giù dal letto mi precipiterei a zompare
senza dire «Gli venisse un accidente!»

Se si potesse cacciare via ogni problema
con una sonora spedizione ardita
musicherei con l’ukulele un anatema
ma questa non sarebbe vita

Se si potesse imparare da questo male oscuro
per seppellire con un monumento la stupidità
darei ai bambini le chiavi del futuro
inginocchiandomi alla loro volontà.
                                                                                            
                                                                                      Daniele Ferro

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