Trovare il progetto Sve e candidarsi: piccola guida per iniziare una grande avventura

Il Servizio volontario europeo (Sve) è un programma di volontariato che mette alla prova ancora prima di iniziare le attività all’estero. Per partire è necessario trovare il progetto giusto, inviare la domanda, essere selezionati, attendere la conclusione delle procedure burocratiche: il potenziale futuro volontario convegnosve_quadratadeve avere da subito una buona dose di tenacia, pazienza, fiducia e spirito di adattabilità. Se non la possiede già, imparerà ad averla se vuole davvero partire, e in questo senso lo Sve è un processo di apprendimento che inizia nel momento in cui si muovono i primi passi per accedere al programma.

Cercare un progetto per poi candidarsi può richiedere tempi lunghi; oppure il processo può essere più facile e veloce, ma molto probabilmente bisognerà rinunciare a qualcuna delle proprie aspettative. In ogni caso, cosa bisogna fare per trovare il progetto giusto?

Leggi su la Repubblica degli Stagisti una guida con qualche consiglio.

 

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«Grazie allo Sve ho imparato a insegnare con l’educazione non formale»

Pietro ha sempre voluto fare l’insegnante. Con passione, lavorando durante l’università, ha ottenuto l’abilitazione per l’insegnamento di Storia e filosofia. Nel frattempo ha partecipato a diversi pietro_carroprogetti per i giovani europei. A 29 anni ha deciso che non aveva ancora finito di imparare ed è partito per la Bulgaria: un anno di Servizio volontariato europeo a Burgas, grazie al quale ora possiede particolari tecniche per coinvolgere gli alunni nello studio in maniera creativa.

E tanti amici, molti viaggi, un’accresciuta consapevolezza di sé e del mondo. Un orizzonte internazionale che gli ha permesso di amare ancora di più le sue radici: “Il profumo della mia terra è per me così forte che lo sento, sempre, non appena arrivo a casa”, racconta Pietro.

Leggi la sua bellissima storia sulla Repubblica degli Stagisti.

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Il Servizio volontario europeo, un’esperienza utile anche per trovare lavoro

Quasi 80.000 giovani volontari dal 1998 al 2013, prevolarealto_svevisione di 85.000 per il periodo 2014-2020, in 22 anni un budget totale dell’Unione europea di quasi 1,2 milioni di euro.

Sono i numeri del Servizio volontario europeo: un’esperienza, come spiega a la Repubblica degli Stagisti il direttore dell’Agenzia nazionale giovani, Giacomo D’Arrigo, che è “importante volano per i giovani per accedere al mercato del lavoro”.

Ma cos’è esattamente lo Sve?
Continua a leggere su la Repubblica degli Stagisti

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«Il Servizio volontario europeo mi servirà per realizzare il mio sogno: lavorare nei musei»

Su la Repubblica degli Stagisti il terzo racconto di un’ex volontaria Sve. Giulia è stata sei mesi nei Pirenei per un progetto culturale.

“Ho imparato a vivere da sola all’estero, a cavarmela in situazioni difficili, a comunicare rapidamente in lingue diverse. Ho conosciuto tantissime persone e avuto l’opportunità di scoprire aspetti di altre mercato_medievale_la_seuculture. In Italia ciò non sarebbe stato possibile. Ai ragazzi che vanno in Sve do un consiglio: non scoraggiatevi se il progetto va male o avete problemi con gli altri volontari. Avrete comunque qualcosa da imparare, e poi potrete viaggiare. Da volontari avrete un occhio diverso da quello del semplice turista, e ciò vi consentirà di vedere luoghi e conoscere persone che vi ricorderete per sempre”. Continua a leggere

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Da Brescia a Melbourne passando per la Spagna col Servizio volontario europeo: «Una grande opportunità per noi giovani»

Su la Repubblica degli Stagisti il secondo racconto di un’ex volontaria Sve che è stata sei mesi a “Enguidanos, un paesino di 300 persone in Spagna, nella magnifica valle del Cabriel”, per fare volontariato con i bambini delle scuole e le associazioni locali. E anche grazie alla fiducia in se stessa che le ha dato lo Sve, oggi Claudia è a Melbourne per studiare…

“La mia esperienza Sve è stata più che positiva e ha supsve_claudia_vecchiaerato di gran lunga le mie aspettative. Ho raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata: imparare la lingua, conoscere la cultura e il territorio spagnolo e tante persone interessanti. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà ad inserirmi nella comunità del paese, anche i giovani erano diffidenti nei miei confronti, ma è stato solo un primo impatto. Con l’aiuto del mio tutor e delle persone con cui lavoravo, dopo poco mi sono integrata perfettamente e sono diventata parte di quella grande famiglia che in principio era molto titubante rispetto al mio ruolo nella comunità”… Continua a leggere

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Se verrà la guerra

Grande la Storia, piccoli i soldati, breve il tempo, misera la guerra come gli uomini trasformati dal potere, necessaria per il futuro la pace. Sono fugaci pensieri che mi confondono il qui e ora dopo avere visto la ricca galleria fotografica sui rapporti tra Italia e Libia – dall’occupazione iniziata nel 1911 agli accordi con Gheddafi stretti da Berlusconi – che il Corriere della Sera ha pubblicato sul proprio sito. Continua a leggere

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Andy premiato al World Press Photo. Ma tra i quotidiani soltanto La Stampa ha pubblicato la notizia in prima pagina

I grandi quotidiani italiani oggi hanno dimostrato la loro considerazione per la fotografia. Solo La Stampa oggi ha pubblicato in prima pagina la notizia del secondo premio assegnato nella categoria “Ritratti” ad Andy Rocchelli, il fotoreporter di Pavia ucciso in Ucraina il 24 maggio del 2014. Aveva 30 anni. È stato premiato un servizio estratto da “Russian Interiors”, un progetto che oggi è un libro del collettivo Cesura, fondato da Andy nel 2008 insieme ad altri ragazzi.

Andy_Russian Interiors_World Press Photo
La fotografia scelta da La Stampa è una di quelle che solo i grandi fotografi possono scattare, unendo composizione, colori ed emozioni che emanano dalla posa del soggetto.

Andy, scrivo queste poche righe perché faccio fatica. L’ultima volta che ti ho visto non eri ancora diventato papà, e quando ti penso ho il rimorso per non averti detto in faccia della mia stima nei tuoi confronti, per non avere cercato occasioni di incontro professionale dalle quali imparare qualcosa da te. Strade diverse, e poi io sono solo un semplice cronista.

Ciao Andy. Di sicuro non ti sei stupito per le prime pagine di oggi. Ti sarai anzi stupito per quella della Stampa.

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«Col servizio volontario europeo ho imparato il tedesco: e così a 25 anni, a un mese dalla laurea, ho già un lavoro»

Da oggi la Repubblica degli Stagisti inaugura una nuova rubrica, con l’obiettivo di raccogliere e far conoscere le esperienze dei giovani italiani che hanno svolto il Servizio volontario europeo (Sve), una particolare – e ancora poca conosciuta – opportunità offerta dal programma europeo Erasmus+ ai giovani tra i 17 e i 30 anni.

Ho 25 anni e abito con il mio fidanzato a Casalgrande, il piccolo paese in provincia di Reggio Emilia dove sono Sonianata e cresciuta. A un mese dalla laurea triennale in Lingue e culture europee a Modena, lavoro in una grande di ceramiche a Sassuolo come responsabile commerciale per l’Austria e la Germania. Sono stata assunta da pochi giorni. Mi hanno selezionato perché conosco molto bene il tedesco, che ho perfezionato durante i dieci mesi trascorsi in Austria per il Servizio volontario europeo.
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Denuncia da 10 milioni di euro. Per Custodero l’incubo è finito, ma per tanti altri giornalisti continua

Bagni sporchi, crepe e letti rotti: “Quella clinica è una sofferenza”.
La sanità, un bene pubblico fondamentale. Una clinica privata convenzionata con il pubblico. Un giornalista scrive un’inchiesta e la clinica gli chiede 10 milioni di euro di risarcimento.
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La neve e la bellezza. Il sangue e l’orrore. Parigi e Baqa. Fermiamoci a riflettere

Quando nevica forte là dove è raro nevichi e il manto di candore offerto dalla natura diventa nella nostra vita quotidiana un ostacolo da affrontare con stizza, perché bisogna fare le solite cose della vita quotidiana mentre i tg parlando di “emergenza” e “disagi” spacciandoli come notizia, penso sempre che la nostra società frenetica perda un’occasione per fermarsi, godere invece della bellezza che ci avvolge, riflettere sul nostro rapporto di specie umana con la natura che ci ha creato e che rimane, pur nel progresso, nostra padrona.
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