In bicicletta dalla Germania al Sudafrica: il viaggio di Frank

In bicicletta ha già percorso quasi 18mila chilometri, nulla in confronto a quelli che vuole macinare per arrivare fino a Città del Capo, nell’estremo sud dell’Frank HornbogenAfrica. E tra queste migliaia di chilometri, il tedesco Frank Hornbogen, 45 anni, è passato anche per Voghera, con la sua bicicletta carica di oltre 60 chili di equipaggiamento per poter dormire anche nei campi, con la tenda e il sacco a pelo.

«Sono partito dalla mia città, Tegernsee, vicino Monaco, a marzo dell’anno scorso. Ho attraversato la Germania verso nord – racconta il viaggiatore – e sono andato in Danimarca, Svezia, Finlandia e poi sono  tornato verso sud». Passando per i paesi baltici, l’Est Europa e i Balcani, fino all’ingresso in Italia. Obiettivo, per i prossimi giorni, Savona e poi Almeria, nel sud della Spagna. Continua a leggere

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Il terremoto, il rientro, la raccolta fondi: giovani italiani volontari in Nepal, a due mesi dallo shock

La capacità di governare gli imprevisti è una delle qualità che si apprendono durante il Servizio volontario europeo. Ma ciò che ha vissuto a Kathmandu Carlo Murenu insieme al suo compagno di avventura Marcello Fadda era impossibile da governare: il 25 aprile un terremoto di magnitudo 7.8 ha sconquassato il Nepal e causato migliaia di vittime.carlo_nepal_quadrata

Carlo quel giorno era in casa con Marcello. I due volontari erano partiti da Cagliari alla fine dello scorso ottobre, tramite l’associazione di invio TDM 2000, per il progetto «Mapping solidarity». La loro abitazione ha resistito al sisma e i due si sono salvati. Dopo una decina di giorni dal terremoto sono rientrati in Italia, hanno raccolto fondi e poco tempo fa sono tornati in Nepal. Prima del volo per Kathmandu, Carlo ha accettato di condividere con la Repubblica degli Stagisti il racconto di ciò che è accaduto; e quel che hanno vissuto i due volontari sardi è anche utile per comprendere cosa accade a un progetto di Servizio volontario europeo – a livello operativo e burocratico – in caso di calamità naturale.

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La Focsiv premia il volontariato internazionale, quest’anno c’è anche lo Sve

C’è tempo fino al 27 giugno per partecipare al «Premio del volontariato internazionale» organizzato dalla Focsiv, la Federazione organismi cristiani di servizio internazionale volontario nata nel 1972, alla quale oggi aderiscono 65 associazioni. Quest’anno il quadrata_premiofocsivduepremio arriva alla 22ma edizione con una novità, perché alla categoria finora proposta («Volontariato internazionale») ne è stata aggiunta un’altra: «Giovane volontario europeo». I premiati saranno quindi due: un volontario impegnato in un progetto in qualunque parte del mondo, e un altro che invece sta svolgendo il Servizio volontario europeo (o l’ha concluso da non più di sei mesi).

Per lo Sve questo premio rappresenta un passo in più verso un riconoscimento sociale diffuso. A spiegarlo alla Repubblica degli Stagisti è Simona Rasile, responsabile Comunicazione della Focsiv… «Quando abbiamo pensato di innovare il premio, allargando le categorie alle quali partecipare, abbiamo scelto lo Sve perché questo programma dell’Erasmus+ rappresenta un esempio importante di impegno ed esperienza interculturale, molto utile alla formazione dei giovani e alla valorizzazione della dimensione europea».

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«Il servizio volontario europeo in Romania mi ha insegnato che tutto è possibile»

“Credo che per me lo Sve abbia avuto un alto valore professionale. La metodologia dell’educazione non formale, alla quale purtroppo si attribuisce ancora poca importanza, ha arricchito molto le mie compmarisa_quadrataetenze. E poi ho imparato ad affrontare situazioni imprevedibili. Se ad esempio ti aspetti di lavorare con dieci bambini in una classe e poi ce ne sono venti, devi cambiare il programma e adattarlo agli spazi ridotti. E devi farlo in fretta perché magari hai solo un’ora. Oppure ho imparato a creare attività a partire da materiali semplici, come la carta. Inoltre ho decisamente migliorato il mio inglese, e anche il romeno che avevo già studiato durante il Leonardo. Ora ho un livello C1 di romeno, certificato con un esame che ho voluto sostenere prima di tornare in Italia”.

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Politiche giovanili in Europa, Silvia Costa: «Mi impegno a dare seguito alle proposte dei giovani italiani»

Il dibattito che lo scorso 6 maggio ha chiuso a Bruxelles la Settimana europea della gioventù, come denunciato sulle pagine della Repubblica degli Stagistinon è stato all’altezza delle aspettative. In particolare i rappresentanti degli Ideas Lab – proposte dei giovani su vari temi, tra cui lavoro e imprenditorialità – sono stati avvisati all’ultimsilviacostao momento di un cambio di programma, e inoltre hanno avuto solamente 7 minuti a disposizione, in tutta la giornata, per poter esporre ai politici le idee emerse dai loro focus group.

La Repubblica degli Stagisti ha chiesto chiarimenti sull’accaduto a Silvia Costa, parlamentare europeo e presidente della Commissione Cultura e istruzione, che avrebbe dovuto partecipare al dibattito del 6 maggio, ma ha dovuto dare forfait – «Sono dovuta tornare di corsa in Italia per problemi famigliari» – ed è stata sostituita da Krystyna Łybacka, «un’altra componente della Commissione esperta del tema». La Costa conosce l’argomento perché in seguito, l’8 maggio, ha partecipato a Roma al confronto con i giovani sugli Ideas Lab organizzato dall’Agenzia nazionale per i giovani.

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Settimana europea della gioventù, delusione per l’evento a Bruxelles ma i giovani non demordono: «Avanti con nostri progetti sui territori»

Un grande evento a Bruxelles ha celebrato, il 6 maggio scorso, la Settimana europea della gioventù. Ma le aspettative dei ragazzi che vi hanno preso parte sono state in sostanza deluse. A marzo erano stati circa 600 i giovani che nei singoli Paesi dell’Unione, più gli panel_quadrataaltri Stati non Ue che partecipano al programma Erasmus+, si erano incontrati per gli Ideas Lab. Un gran movimento di persone (e di denaro della UE per rimborsare i costi di aerei, treni e bus) per permettere ai giovani europei di elaborare idee su quattro argomenti chiave che li riguardano: promozione delle opportunità lavorative, dell’imprenditorialità, della partecipazione alla vita civica e ai temi dello sviluppo durante l’Anno europeo per lo sviluppo 2015.

Una quarantina di delegati dei 600 giovani avrebbero poi dovuto riesaminare insieme a Bruxelles, il 5 maggio, le proposte provenienti dagli Ideas Lab delle singole nazioni, e infine discuterne il giorno seguente con importanti rappresentanti della politica europea. Questo non è accaduto
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«Lo Sve in Croazia mi ha aperto nuove prospettive, ora punto ad andare in Sudamerica con il servizio civile»

Diana ha 24 anni e da bambina era sicura ddiana_quadrata_svei voler fare l’archeologa. Poi durante il liceo ha scoperto il lavoro sociale grazie al volontariato in un doposcuola, aiutando gli alunni con i compiti e insegnando italiano agli studenti figli di immigrati. “Ho così capito che il mio obiettivo era essere utile alle persone“, spiega Diana.

Il Servizio volontario europeo che ha svolto nel 2014 in Croazia l’ha aiutata a inquadrare meglio il suo futuro: “Lo Sve mi ha aperto al mondo dell’associazionismo ed ora è in questo campo che voglio fare esperienza. Per questo al rientro in Italia mi sono candidata per un progetto di Servizio Civile in America Latina”. Continua a leggere su la Repubblica degli Stagisti

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Settimana europea della gioventù: le idee dei giovani arrivano all’Europa

La settima edizione della Settimana europea della gioventù, settimanaeuropeagioventu_anteprimainiziata il 27 aprile, sta per entrare nel vivo con una serie di importanti manifestazioni che si terranno sia a livello centrale, a Bruxelles, sia a livello locale, in diverse città di tutta l’Unione europea e non solo, perché tra i partecipanti ci sono anche i paesi non Ue che rientrano nel programma Erasmus+.

Da conferenze a concerti, da dibattiti a laboratori, da corsi a incontri sulle opportunità di formazione e lavoro, fino al 10 maggio è come se l’Europa celebrasse i giovani, in 33 nazioni. L’Italia, con più di cento iniziative in quasi tutte le regioni (escluse solo Valle d’Aosta e Molise), partecipa da protagonista all’avvenimento.
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Erasmus, servizio civile, servizio volontario europeo, stage e ora lavoro e volontariato: l’enplein di Alessia

A 27 anni, Alessia ha fatto molte esperienze di formazione: Erasmus e Servizio civile durante l’università, poi il Servizio volontario europeo in Romania. Al ritorno,alessia_lezionitaliano uno stage e oggi il lavoro. Ecco il suo racconto per la rubrica sullo Sve pubblicata da la Repubblica degli Stagisti: “La prima fondamentale esperienza per la mia formazione è stata con gli Scout del gruppo Torino 22, nel quale sono entrata a otto anni e sono rimasta per quattordici. Durante il secondo anno di laurea triennale, tra il 2007 e il 2008, sono stata sette mesi in Erasmus in Scozia, a Glasgow. Poco dopo ho svolto il Servizio civile nazionale alle Biblioteche civiche torinesi, per un progetto che si chiamava Biblioteca in ospedale“.
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«In Svezia per lo Sve ho scoperto il mio spirito di adattamento: se ora non trovo lavoro in Italia, ripartirò senza paura»

Antonella ha sempre lavorato durante gli studi. Dopo la laurea e il master ha fatto il Servizio civile con l’Acli provinciale di Torino, che è diventato poi un lavoro di due anni. A contratto quasiantonella_primo_piano scaduto, Antonella ha iniziato a cercare progetti di Servizio volontario europeo, che aveva scoperto per caso su Internet. A ottobre del 2013 è partita per Kungälv, Svezia: nove mesi come stretta assistente della responsabile comunale del settore Cultura per bambini e ragazzi.

Oggi Antonella è a casa, cerca un buon posto di lavoro mentre continua a dare ripetizioni di inglese e francese. Ha fiducia per il futuro, perché nei colloqui di lavoro nota grande interesse per la sua esperienza Sve. Mal che vada, racconta Antonella, “ripartirò per l’estero, perché lo Sve in Svezia mi ha fatto scoprire di avere un grande spirito di adattamento”. Prosegui la lettura su la Repubblica degli Stagisti.

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