
Stamattina quando sono uscito di casa ho visto la Luna, uno spicchio chiaro grande lassù resistente all’alba del Sole. Questa Luna che continua a farci spalancare la bocca nonostante sia un ammasso di polvere.
E ho pensato ai quattro astronauti, e li ho invidiati.
Chissà che cosa si prova con uno spettacolo così che ti entra dagli occhi dentro l’animo.
E poi, forse solo guardando la Terra da fuori puoi capire del tutto – accettare – che non siamo niente, niente rispetto a tutto lo spazio che c’è fuori dal nostro singolo corpo, fuori dalle nostre effimere, misere, quantiche, meravigliose vite.
E così fartene una ragione, e credere con ancora più forza che l’unico senso – se proprio non ce la si fa a volersi bene – è rispettarsi: tra di noi umani, tra di noi gli altri animali e tutto quanto respira o tace come un sasso su questo suolo di aria e polvere ch’è la nostra esistenza su questo mondo invisibile nell’infinito dell’universo.
E poi mi sono chiesto: ma da là, penseranno a che cosa sta succedendo sulla Terra?
E infine: beh, sulla Terra ci tornano presto.
Dopo tutto quello spettacolo dal di fuori.
No. Forse non li invidio. Forse.