L’amore che non vede e non sa oltre l’abbraccio della felicità

Mentre alle otto di sera l’imbrunire lasciava intravedere un sottile spicchio dorato di Luna adagiarsi sulla coppa del cielo, una giovane coppia seduta sulle scalinate della facciata posteriore di palazzo Montecitorio si abbracciava delegando allo sguardo sul telefono la cognizione del tempo e dello spazio, nell’abbandono del mondo intorno a sé che l’amore riesce a regalare.

L'abbraccio dietro MontecitorioConoscevano loro il marmo su cui poggiavano quell’abbandono, dinanzi a coppie scultoree che per l’amore paiono lottare? Il bacio risorgimentale di Hayez si modernizza nel distacco delle spalle rivolte alla sorgente di leggi, intrighi, compromessi e litigi, nelle labbra staccate e gli occhi aperti su una dimensione virtuale.

Insieme alla società si trasforma la manifestazione dell’amore, eppure nessun apparecchio è riuscito finora a sostituire l’evidenza di un gesto: l’aprirsi di un sorriso, una mano raccolta nell’altra, un braccio che accoglie la persona adorata.

Incuranti, trasgressivi, conformisti nella distrazione tecnologica, questa giovane coppia mostra oltre la propria fisicità la magia che l’amore diffonde.
Italiani o stranieri, etero od omosessuali, giovani, adulti o anziani, il sentimento, quando si ama, è una difesa dal fuoco dei giudizi, dagli sguardi di chi invidiosamente osserva indignato.

Se si fosse voltato uscendo dalla porta sul retro del palazzo, quell’onorevole col sigaro che vincendole perse le elezioni, avrebbe abbandonato almeno per un attimo l’afflizione imbronciata sul volto.

Così innocua libera e ingenua, la felicità altrui si propaga e incanta, donando un sospiro lieve di sé anche a noi del mondo che passa.

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