
«Dobbiamo imparare a navigare di bolina, sfruttando il vento contrario per andare nella direzione che vogliamo».
Avevo ascoltato queste parole anni fa a Firenze, in un’assemblea del Movimento di Cooperazione Educativa: le aveva pronunciate Franco Quercioli, che è stato maestro elementare nello “storico” quartiere Isolotto del capoluogo toscano.
Da insegnante e cittadino, penso spesso alla metafora della navigazione di bolina: il vento del mondo – il vento di una certa umanità becera e sfruttatrice – tira da una parte ed è necessario lottare per muoverci nella direzione giusta.
E allora pigliamo il ventaccio contrario in faccia, impariamo ad analizzarlo, e andiamo.
Per questo mi è venuto spontaneo citare la metafora in un intervento al Filo diretto di Prima Pagina su Radio 3 (dal minuto 21:50), in cui – tra la violazione del diritto internazionale degli Usa di Trump in Venezuela e altre considerazioni – ho espresso la “coltivazione del dubbio” che muove il pensare e il fare di un insegnante che apprende insieme ai propri allievi. 
Il dubbio serve per muovere la ricerca: di sé, degli altri e dei fenomeni.
Il dubbio nutre la curiosità e tiene a bada l’arroganza (ricordiamolo sempre!: la tracotanza – ὕβρις, “ùbris” – era per gli antichi greci e i loro dèi un peccato immane): il genere Homo si è evoluto nella specie Sapiens grazie al mutuo aiuto.
Homo erectus già parlava perché per vivere aveva bisogno di co-operare, cioè di lavorare insieme (fonte: S. Johansson, L’alba del linguaggio, Ponte alle Grazie, 2021).
E oggi solo la cooperazione tra gli umani su scala mondiale potrà salvare noi e le altre specie viventi dalle trasformazioni ecosistemiche sempre più gravi che vi saranno a causa del cambiamento climatico (un solo esempio: l’aumento costante delle temperature dei mari).
Ma i dubbi sono anche d’altro tipo: di tempesta. Sono quelli con cui andiamo a dormire noi insegnanti che facciamo gli insegnanti per amore della libertà, della meraviglia e dell’esistenza di tutte le specie: con i venti contrari che imperversano nel mondo e soffiano sui nostri bambini e ragazzi, con questi messaggi nella società del «vince chi è più forte» (un’idiozia e infamità assoluta, in termini evoluzionistici, giuridici, etici e politici) riusciremo a costruire con l’educazione un’altra umanità?
A volte cerco di non chiedermelo.
Ma poi me lo domando e – per quanto e come riesco – navigo di bolina.
p.s. Il regista Federico Micali ha raccontato La Comunità dell’Isolotto nel documentario Le chiavi di una storia, in cui compare Franco Quercioli.
p.p.s. Se mai qualcuno avesse una barca o barchetta a vela, avrei un gran desiderio di pigliarmi il vento contrario in faccia sul mare…e vedere come si naviga di bolina.
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Il mio intervento a Prima Pagina è stato poi ripreso per la puntata “Rientro a scuola tra geopolitica predatoria e Crans Montana” dell’altrettanto preziosissima trasmissione di Radio 3 Tutta la città ne parla, condotta da Pietro Del Soldà: ospiti, tra gli altri, l’insegnante e scrittrice Stefania Auci, lo psicoterapeuta Matteo Lancini, la filosofa Simona Forti e il politologo Vittorio Emanuele Parsi.
Prima Pagina aveva già ospitato un mio intervento: «Il cambiamento è nella voce dell’infanzia».
Il dipinto in apertura di questo post (tratto da Wikimedia) è di Paul Signac, pittore amante della libertà e del mare: Il porto al tramonto, 1892.