Il problema non è l’immigrazione, ma la rassegnazione

Pubblico una riflessione che ho scritto con l’Associazione Insieme e che abbiamo inviato ai giornali del nostro territorio. Mai rimanere indifferenti.

Ulisse si fece legare all’albero della nave, per non lasciarsi sopraffare dal canto delle sirene. Quel canto, nella sua parvenza di meraviglia, nascondeva un mostro: la perdita della ragione e dell’autocontrollo. Oggi di “canti” ne sentiamo parecchi, ma non ci sono né meraviglie né sirene: rimangono solo i mostri. Perché un mostro sarebbe il futuro deciso da chi, oggi, cerca di incantare i cittadini, puntando il dito contro le persone di origine straniera, siano essi immigrati residenti da anni nel nostro Paese o profughi sbarcati in Italia da pochi mesi.

In quel loro futuro, si dovrebbe vivere come cent’anni fa durante la Prima guerra mondiale: con i cannoni puntati ai confini. Vogliamo davvero tornare indietro di 100 anni, per impedire ad altri esseri umani di cercare un futuro migliore, così come hanno fatto milioni di italiani emigrando in tutto il mondo (e come fanno ancora oggi tanti giovani)?

Soprattutto in questi ultimi tempi di campagna elettorale, leggiamo e ascoltiamo dichiarazioni di tali incantatori di anime, dal livello nazionale fino al nostro Oltrepo. “La prima cosa che farei se fossi al governo? Cacciare gli immigrati!”, dicono questi incantatori, spesso aiutati da alcuni pseudo-giornalisti che non pongono loro una seconda domanda al riguardo.

Perché, tali incantatori, non aggiungono che dopo avere cacciato gli immigrati caccerebbero volentieri tutti gli italiani che non la pensano come loro? Beh, questo non lo dicono perché gli incantatori non possono svelare il trucco.

E qui il trucco si chiama razzismo: un modo di pensare e agire che si lega tanto bene con il fascismo da essere la medesima cosa. Noi dell’Associazione Insieme, quando sentiamo tali incantatori, non possiamo fare a meno di pensare alle leggi razziali del 1938, scritte dai fascisti e firmate dal re Vittorio Emanuele III.

Così come allora, oggi il problema non è lo “straniero”, ingannevole capro espiatorio: il problema rimane tuttora lo sfruttamento di una piccola parte della popolazione mondiale sulla maggioranza degli esseri umani. Questa è la causa dei fenomeni migratori.

Viene utilizzato il pericolo degli immigrati per far dimenticare i pericoli gravi della mafia, dell’inquinamento, delle guerre e dei diritti negati. Lo Stato dovrebbe garantire la sicurezza di tutti i cittadini, i quali – in mancanza di certezza delle regole e di fiducia verso le istituzioni – si sentono costretti a risolvere i problemi quotidiani da soli, ricorrendo anche a strategie o a piccole illegalità, purtroppo, in cui sopravvive il più furbo e il più spregiudicato.

Non lasciamoci sopraffare da un altro canto pericoloso: il canto della rassegnazione che genera il mostro dell’indifferenza. Ricordiamoci che quando i cittadini in Italia hanno partecipato in tanti alla vita sociale, reclamando in piazza diritti mancanti, li hanno ottenuti.

Non c’è bisogno né di dita né di armi da puntare contro qualcuno: per costruire una comunità giusta e felice c’è bisogno di noi stessi e della nostra partecipazione.
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In questo cammino l’Associazione Insieme c’è, e non è sola. Tuttavia, dinanzi ai canti illusori, bisogna far risuonare più forte altri canti: per questo invitiamo tutte le organizzazioni politiche e sociali del territorio a condividere e a diffondere questo nostro pensiero.
                                                                                                                              Associazione Insieme

 

 

 

 

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