Non siamo soli, sarà Ius soli. Chi vuole bene ai bambini si dia una mossa. L’appello di educatori e insegnanti

Mobilitazione prevista per il 3 ottobre: raccolta firme e sciopero della fame per far approvare la legge. Su Fb nasce il gruppo “Insegnanti per la cittadinanza” 

Questa mattina grazie ai bambini è stato un inizio settimana meraviglioso. Da oltre due mesi non vedevo i “miei” bimbi che partecipano al servizio di pre e post scuola di cui mi occupo in una scuola dell’infanzia; avrei voluto correre loro incontro e stritolarli d’affetto in un abbraccio, ma il mio stupido pudore adulto mi ha trattenuto.

Ebbene, di cinque bimbi che c’erano questa mattina, tre hanno entrambi i genitori stranieri. Un altro ha il papà italiano, mentre la mamma non lo è. Solo un bambino, dei cinque, ha entrambi i genitori italiani. Ma tutti i bambini mi hanno sorriso, salutato e poi parlato allo stesso modo: in italiano.

Signori, questa è l’Italia di oggi, e se non vi va bene datevi pace: la vita cambia, il mondo gira e nessuno può fermarlo. Chi ha paura del “sangue straniero” non conosce il proprio, di sangue.

Noi italiani – come tutti gli altri – non siamo per nulla una “razza” pura, e non solo perché le razze non esistono (chi inarca il sopracciglio legga un libro di antropologia). A me basta pensare alla mia famiglia per capirlo. Mia nonna è siciliana, ma il suo cognome rivela la dominazione spagnola, la sua carnagione e capelli chiari la probabile presenza di un normanno nella genealogia. Suo marito, invece, mio nonno, qualcosa di arabo l’avrà avuto nei suoi occhi, nella sua pelle scura.

E io nato in nord Italia da padre siciliano e madre settentrionale sono così italiano, spagnolo, gallico, arabo. Forse pure un po’ austriaco. E chissà quanto altro. E tutto ciò vale anche per i vari Matteo Salvini sparsi per l’Italia. Anche lui avrà nel sangue qualche lascito di Annibale o delle conquiste “straniere” di Milano. E avete paura del sangue romeno, marocchino o cinese? Ah ah!!

È forse etichettato come “italiano” il mio sangue che l’Avis raccoglie? No, è etichettato in base al suo gruppo sanguigno. Tutti gli uomini e le donne del mondo condividono l’appartenenza a determinati gruppi sanguigni, presenti ovunque, non esclusivi. Questo è un altro motivo per cui trovo inaccettabile la volontà (e la realtà italiana, per il momento) di fare differenze in base al sangue!

Io mi rifiuto di avallare con il silenzio e l’indifferenza una visione troglodita della società e del nostro futuro, qual è lo Ius sanguinis. I bambini, con la loro spontaneità non ancora recintata dai “marchi culturali” (E. Morin, Insegnare a vivere), mi stanno spiegando l’uguaglianza, mi stanno insegnando che i bambini sono tutti uguali al di là dei colori. I bambini devono essere tutti uguali sin dall’inizio della loro vita, perché lo siano anche da adulti.

E io adulto, a questo punto, non ho scelta: devo battermi per loro, più che per i miei ideali, devo lottare per i bambini che dalla politica non hanno ascolto.

Per questo non appena questa mattina ho letto l’appello di insegnanti ed educatori per lo Ius soli, ho aderito ad esso e al gruppo Facebook, grato nel cuore ai promotori di questa iniziativa. Non sono solo. Non siamo soli, e sarà Ius soli.

Questa voce è stata pubblicata in Attualità e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.