Ah, se gli adulti imparassero dai bambini

E anche per me l’asilo* è ormai finito, con un vassoio di dolcetti ricevuti in dono da un bambino e la sua famiglia. Non è un caso che alcune tra le paste siano a forma di barchetta, come quelle di carta che abbiamo piegato e colorato durante questo anno di pre e post scuola con la Fondazione Adolescere.

Avrei potuto ricevere anche un pentolone di fagioli, come quelli che abbiamo seminato nei vasetti, trapiantato in giardino, innaffiato, visto crescere e raccolto questa mattina, per poi dividerli e serbarli a casa, per una possibile semina la prossima primavera. E proprio nella divisione dei fagioli i bimbi hanno dimostrato la loro saggia solidarietà, dando fagioli a chi nel baccello ne aveva pochi, di modo che tutti ne avessero in egual numero.Abbiamo traslocato tavolini e sedie dalla sala interna al giardino, per disegnare e costruire al piacere caldo del sole di maggio. Abbiamo giocato a far canestro con le pigne nel cerchio formato con la canna dell’acqua, gareggiato a chi lanciava più lontano le spighe d’erba, raccolto fiori per adornare le nostre creazioni, messo il guinzaglio ai serpenti (di carta eh), imparato – forse! – a non schiacciare gli insetti perché anche loro avran diritto di vivere, e ad allacciarci i sandali da soli. Eh sì, ci siamo pure arrampicati sull’albero di prugne.

E quando l’inverno ci costringeva dentro, abbiamo riso tanto lo stesso, ideando nel salone percorsi di salti sui materassini o slalom tra i birilli. Oppure ascoltando storie in cui gli uomini e le donne sono uguali nella loro differenza, o in cui l’orco di Giacomino non muore schiantandosi a terra ma rispunta dall’altra parte del globo e diventa buono.

Abbiamo abbozzato progetti ingegneristici costruendo maschere di carnevale o addobbi per l’albero di Natale; maschere e addobbi che nessun altro al mondo ha, essendo la fantasia una magia personale che non si trova nei negozi. E abbiamo scoperto grazie a Rodari e a Munari che se c’è il binocolo può esserci anche il trinocolo.

Però, a parte il ridere, sto dicendo un po’ di bugie, usando il “noi” invece che il “loro”. Perché i bambini hanno bisogno di una leggera traccia nel sentiero e poi camminano da soli, fino a portarti per mano.

Fino a dimostrare che chi ha tanto può dare a chi ha poco, per essere contenti tutti. E se tutti potessero passare più tempo con i bambini, non solo propri figli, il mondo sì, sarebbe più allegro e giusto.       

* D’accordo, ufficialmente si dice scuola dell’infanzia. Ma asilo mi piace di più!

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