Feste a tavola con i più poveri. «Qui ci sentiamo in famiglia»

«Il Natale è amore, è qualcosa che dovrebbe esserci tutto l’anno». È una volontaria che non vuole neanche rivelare il suo nome a spiegare il motivo grazie al quale a Natale una trentina di persone ha cena natalepotuto pranzare nel centro dello Zanaboni in via Cagnoni e poi cenare nella Casa fraterna di via XX Settembre.

È stato in queste mense – tra gli sguardi smarriti e rassegnati di chi non ha né casa né famiglia, tra qualche sorriso strappato alla povertà quotidiana – che Voghera ha mostrato il suo volto solidale. Come quello di Fabio Tola, 24 anni, titolare dell’Invidia Cafè in piazza Fratelli Bandiera, che dopo avere raccolto sedici pacchi alimentari donati dai clienti del bar è andato alla Casa fraterna a cucinare. 

Così i commensali hanno gustato una cena speciale, con cous cous di verdure, insalata russa, cannelloni di magro, tacchino ripieno e patate al forno: «Abbiamo pensato a un menu anche per i musulmani. Negli ultimi tempi – spiega Tola – a Voghera vedo sempre più persone per strada e questo mi ha spinto a vivere un Natale diverso, rinunciando a un po’ di tempo in famiglia. Con il mio bar cercheremo di dare un aiuto anche per le prossime festività».

Tra i volontari della Casa fraterna c’era anche un richiedente asilo ospite all’hotel Zenith e altri tre giovani arrivati apposta per Natale. E tanti sono passati nel pomeriggio dalla Casa fraterna per portare qualcosa, come Valentino e Cristina, padre e figlia: «Ci hanno regalato due salumi – spiegano – e noi li doniamo a nostra volta. Conosciamo questo centro e sappiamo che sono in tanti ad avere bisogno ».

Poi c’erano i volontari “fissi”, come Rina e Chiara che aiutano i bisognosi da oltre 20 anni o la trentenne Marcella. «Qui funziona tutto in modo spontaneo, ci sono molte donazioni di singole persone – racconta Giorgio Deagostini – ma per il centro sono fondamentali le rimanenze che ci danno i supermercati». Il pranzo di Natale in via Cagnoni è stato invece servito da due volontari arrivati da fuori Voghera, Flavia di Novi Ligure e Alberto di Arquata Scrivia. «Dalla Caritas – spiega Flavia – mi avevano detto che c’era bisogno qui. Ho deciso di rinunciare al pranzo di famiglia per dare un altro significato al Natale, che ormai mi sembra solo una giornata consumistica».
Daniele Ferro

Questa voce è stata pubblicata in Attualità, la Provincia pavese, MieiLavori e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.