Se verrà la guerra

Grande la Storia, piccoli i soldati, breve il tempo, misera la guerra come gli uomini trasformati dal potere, necessaria per il futuro la pace. Sono fugaci pensieri che mi confondono il qui e ora dopo avere visto la ricca galleria fotografica sui rapporti tra Italia e Libia – dall’occupazione iniziata nel 1911 agli accordi con Gheddafi stretti da Berlusconi – che il Corriere della Sera ha pubblicato sul proprio sito.

Mi fanno, semplicemente, spavento. Guardate la foto numero 6: temo che a 104 anni di distanza quell’immagine ritorni. La numero 10: l’origine dell’odio verso noi italiani. La 12: sfruttamento, la ragione di tutte le guerre. 17: il carro dei vincitori non ha mai spazio vuoto. 21, 22, 27: l’illusione della rivoluzione socialista.
Guerra_Libia

34 e 39: Andreotti e Prodi, lo sapevate a chi stavate stringendo la mano, vero? Eppure per lui provo pietas, assassino bombardato da coloro che un tempo erano amici, incarnazione del crollo – dall’apice della vetta di denaro e falsata ammirazione, al suolo di polvere e sangue – che la vita può sempre riservare ai potenti, come un pupazzo matto che d’un tratto spunta da una scatola nascosta e muta di colpo l’intorno con una lingua di bava.

37: pure per lui provo pietà, così rozzo e falso – come tanti – da usare una foto di famiglia aspettando il bunga bunga.

Foto numero uno: “I bersaglieri accolti con simpatia dagli indigeni”. Se guerra sarà, ricordiamoci che la stampa dovrebbe essere quarto potere. Dovrebbe.

La Storia è grande ma si ripete, e a chi crede che nel profondo dell’animo l’umanità si sia evoluta rispetto ai tempi in cui mangiava cruda la carne appena cacciata la bestia, chiederei ora conforto per levarmi i pensieri prima di andare a dormire.

L’altra notte ho sognato di combattere, io che manco ho fatto la leva. Ci hanno già rubato i sogni.

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